OVERWEGING VAN DE WEEK : GELOVEN (Kierkegaard)

GELOVEN….

 

Is eigenlijk voortgaan langs de weg, waar alle menselijke wegwijzers wijzen : terug,terug,terug.

De weg is bovendien nog smal (….) en duister, ja hij is niet alleen duister, aardeduister, maar hij is als een donkere weg, waar een verwarrende lichtschijn de duisternis nog groter maakt – de verwarrende lichtschijn bestaat juist hierin dat alle menselijke wegwijzers het tegenovergestelde aanwijzen.

 

GELOOF…..

 

Is in het Nieuwe Testament geen bepaling, die ligt in de sfeer van het intellectuele, maar is een ethische bepaling, het betekent de persoonlijke verhouding tussen God en mens. Er wordt daarom van het geloof gevraagd (als uitdrukking van overgave), om te geloven tegen het verstand in, om te geloven ofschoon men niet kan zien (allemaal persoonlijke bepalingen, ethisch). De apostel spreekt van een gehoorzaamheid des geloofs. Het geloof wordt op de proef gesteld, wordt beproefd enzovoort…

De verwarring in het geloofsbegrip komt vooral van de alexandrijnen. Zo heeft Augustinus het verward door zijn begrip ‘geloof’ precies eender als Plato (in ‘de staat’) op te vatten.

 

HET GELOOF – ‘DE GRONDEN’…

 

Als stelling moet men voorop zetten : ‘het geloof’ kan niet begrepen worden, hoogstens kan men begrijpen, dat het niet begrepen kan worden’ – zo ook : ‘voor iets, dat onvoorwaardelijk is kunnen geen gronden worden aangehaald, hoogstens kan men gronden aangeven, waarom er geen gronden kunnen wotrden aangehaald’

 

 

S. KIERKEGAARD  (Kierkegaard : een keuze uit zijn dagboeken,

1957, Het Spectrum, pp.137,141vv)

La divina liturgia di san Giovanni Crisostomo 


 

LA DIVINA LITURGIA

DI

SAN GIOVANNI CRISOSTOMO

 

Il Diacono: Benedici, signore.

Il Sacerdote, elevando il s. Vangelo e facendo con esso un segno di croce, ad alta voce dice:

Benedetto il regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Quindi il Diacono dice le invocazioni di pace, mentre i Cori cantano alternativamente, con ogni devozione: Kyrie, eleison.

In pace preghiamo il Signore.

Per la pace che viene dall’alto e per la salvezza delle anime nostre, preghiamo il Signore.

Per la pace del mondo intero, per la prosperità delle Sante Chiese di Dio e per l’unione di tutti, preghiamo il Signore.

Per questa santa dimora, e per coloro che vi entrano con fede, pietà e timor di Dio, preghiamo il Signore.

Per il nostro beatissimo Patriarca (o piissimo Metropolita, o Arcivescovo, o Vescovo) N., per il venerabile presbiterio e per il diaconato in Cristo, per tutto il clero e il popolo, preghiamo il Signore.

Per i nostri Governanti e per le Autorità civili e militari, preghiamo il Signore.

 

Per questa città (o santo monastero, o paese), per ogni città e paese, e per i fedeli che vi abitano, preghiamo il Signore.

Per la salubrità del clima, per l’abbondanza dei frutti della terra e per tempi di pace, preghiamo il Signore.

Per i naviganti, i viandanti, i malati, i sofferenti, i prigionieri, e per la loro salvezza, preghiamo il Signore.

Per essere liberati da ogni afflizione, flagello, pericolo e necessità, preghiamo il Signore.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Facendo memoria della tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Genitrice di Dio e sempre vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

Il Coro: A te, o Signore.

Preghiera della prima Antifona, sommessamente.

Signore Dio nostro, la cui potenza è incomparabile, la misericordia immensa e l’amore per gli uomini ineffabile: tu, o Sovrano, per la tua clemenza volgi lo sguardo su di noi e sopra questa santa dimora, e largisci a noi e a quanti pregano con noi copiose le tue misericordie e la tua pietà.

A voce alta: Poiché ogni gloria, onore e adorazione si addice a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

I Cori cantano la prima antifona, o il primo salmo dei Tipici, secondo la prescrizione rituale. Durante il canto, il Diacono, fatto un inchino profondo, si sposta e va a collocarsi davanti all’lcone della Genitrice di Dio, rivolto verso quella del Cristo, tenendo l’Orarion con tre dita della destra.

Al termine dell’Antifona, ritornato al posto consueto, fatto un inchino profondo, dice:

Ancora preghiamo in pace il Signore.

Il Coro: Kyrie, eleison.

 

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Kyrie, eleison.

Facendo memoria della tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Genitrice di Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio. Il Coro: A te, o Signore.

Preghiera della seconda Antifona, sommessamente.

Signore, Dio nostro, salva il tuo popolo e benedici la tua eredità ; custodisci in pace tutta quanta la tua Chiesa, santifica coloro che amano il decoro della tua dimora ; tu, in cambio, glorificali con la tua divina potenza e non abbandonare noi che speriamo in te.

A voce alta: Poiché tua è la potenza, il regno, la forza e la gloria, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

I Cori cantano la seconda Antifona o il secondo salmo dei Tipici. ll Diacono si comporta come durante la prima Antifona.

Alla fine dell’Antifona, o del salmo dei tipici, si aggiunge:

O unigenito Figlio e Verbo di Dio, che pur essendo immortale, hai accettato per la nostra salvezza d’incarnarti nel seno della santa Genitrice di Dio e sempre vergine Maria: Tu, che senza mutamento, ti sei fatto uomo e fosti crocifisso, o Cristo Dio, con la tua morte calpestando la morte ; Tu, che sei uno della Trinità santa, glorificato con il Padre e con lo Spirito Santo, salvaci.

Al termine dell’lnno O unigenito Figlio, il Diacono dice la piccola litania:

Ancora preghiamo in pace il Signore.

Il Coro: Kyrie, eleison.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Kyrie, eleison.

 

Facendo memoria della tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Genitrice di Dio e sempre vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

Il Coro: A te, o Signore.

Il Diacono entra nel s. vima per la porta sud.

Preghiera della terza Antifona, sommessamente.

Tu che ci hai concesso la grazia di pregare insieme unendo le nostre voci, Tu che hai promesso di esaudire le suppliche anche di due o tre uniti nel tuo nome ; Tu, anche ora, esaudisci le richieste dei tuoi servi a loro bene, e concedi nella vita presente la conoscenza della tua verità, e nel secolo futuro la vita eterna.

A voce alta: Poiché tu sei Dio buono e amico degli uomini, e noi rendiamo gloria a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Mentre i Cori cantano la terza Antifona, o i Macarismi, giunti al Gloria, il Sacerdote e il Diacono fanno tre profondi inchini davanti alla s. Mensa. Si aprono le Porte sante.

Il Sacerdote, preso il s. Vangelo, lo consegna al Diacono. Escono dalla porta Nord, preceduti dai ceroferari e fanno il piccolo Introito mentre il Coro canta uno o più Apolitikia.

Stando al posto consueto, ambedue chinano la testa. Il Diacono dice sottovoce: Preghiamo il Signore. Il Sacerdote recita la seguente preghiera.

Preghiera dell’Introito. Sommessamente.

Sovrano Signore, Dio nostro, che hai costituito nei cieli schiere ed eserciti di Angeli ed Arcangeli a servizio della tua gloria, fa che al nostro ingresso si accompagni l’ingresso degli Angeli santi, che con noi celebrino e glorifichino la tua bontà.

Poiché ogni gloria, onore e adorazione si addice a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Terminata la preghiera, il Diacono, tenendo l’Oràrion con tre dita, dice al

 

Sacerdote, indicando l’oriente con la destra:

Benedici, signore, il santo ingresso.

Il Sacerdote, benedicendo, dice sommessamente:

Sia benedetto l’ingresso dei tuoi Santi in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Quindi il Diacono porge a baciare il s. Vangelo al Sacerdote, mentre egli bacia la mano del Sacerdote stesso.

Al termine del Doxasticòn dei Macarismì o della terza Antifona, il Diacono, stando nel mezzo, davanti al Sacerdote, solleva le mani mostrando il s. Vangelo e facendo con esso il segno della croce, dice a voce alta:

Sapienza! In piedi!

E si canta l’Isodikòn:

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, ammirabile nei Santi (Se è Domenica, si dice: …che sei risorto dai morti), salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

Nelle feste del Signore si canta l’Isodikòn della Festa.

Quindi fatto un inchino profondo, entrano nel s. Vima attraverso le Porte regie, e il Diacono depone il s. Vangelo sopra la s. Mensa.

I Cantori dicono i consueti Tropari, mentre il Sacerdote recita la seguente preghiera.

Preghiera dell’Inno Trisagio. Sommessamente.

Dio santo, che dimori nel santuario e sei lodato con l’inno trisagio dai Serafini e glorificato dai Cherubini e adorato da tutte le Potestà celesti: Tu, che dal nulla hai tratto all’essere tutte le cose, che hai creato l’uomo a tua immagine e somiglianza, adornandolo di tutti i tuoi doni ; Tu, che dài sapienza e prudenza a chi te ne chiede e non disprezzi il peccatore, ma hai istituito la penitenza a salvezza ; Tu, che hai reso noi, miseri e indegni tuoi servi, degni di stare anche in quest’ora dinanzi alla gloria del tuo santo altare e di offrirti l’adorazione e la glorificazione a te dovuta: Tu stesso, o Sovrano, accetta anche dalle labbra di noi peccatori l’inno trisagio, e volgi nella tua bontà lo sguardo su di noi.

Perdonaci ogni colpa volontaria ed involontaria: santifica le anime nostre e i nostri corpi, e concedici di renderti santamente il culto tutti i giorni della nostra vita, per l’intercessione della santa Genitrice di Dio e di tutti i Santi, che sin dal principio dei secoli ti furono accetti.

Giunti i cantori all’ultimo Tropario, il Diacono, piegando la testa e tenendo l’Oràrion in mano con tre dita, dice al Sacerdote:

Benedici, signore, il tempo del Trisagion.

E il Sacerdote, segnandolo con la croce, dice a voce alta:

Poiché tu sei santo, o Dio nostro, e noi rendiamo gloria a te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre.

Il Diacono viene vicino alle s. Porte, e prosegue dicendo ad alta voce, rivolgendosi a quelli di fuori:

E nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn. E si canta l’inno trisagio.

Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi (tre volte).

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Santo Immortale, abbi pietà di noi.

Il Diacono: Più forte!

Il Coro: Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi.

In alcune feste, invece del Trisagio, si canta:

Quanti siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti. Alliluia.

Nella terza Domenica della santa e grande Quaresima e nella festa dell’universale Esaltazione della preziosa e vivificante Croce, si canta:

Adoriamo la tua Croce, o Sovrano, e glorifichiamo la tua santa Risurrezione.

Mentre si canta il Trisagio, anche il Sacerdote e il Diacono lo recitano, accompagnandolo con tre inchini profondi davanti alla s. Mensa.

Quindi il Diacono dice, rivolto al Sacerdote:

 

Comanda, signore.

Si recano al Trono. Nell’andare, il Sacerdote dice:

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Il Diacono: Benedici, signore, la superna Cattedra.

Il Sacerdote: Benedetto sei Tu, sul trono di gloria del tuo regno, assiso sui Cherubini, in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Al termine del Trisagio, il Diacono si porta davanti alle Porte sante e dice:

Stiamo attenti!

Il Lettore recita i versetti del Prokìmenon.

Il Diacono: Sapienza!

Il Lettore dice il titolo della lezione dell’Apostolo.

Il Diacono: Stiamo attenti.

Terminata la lettura del brano dell’Apostolo, il Sacerdote dice:

Pace a te, che hai letto.

Mentre il Lettore canta l’Alliluia con i versetti, il Diacono, messo l’incenso nel turibolo, si avvicina al Sacerdote e ne riceve la benedizione. Tracciata la croce, incensa tutto intorno la s. Mensa, il Santuario, le sacre Iconi ed il Sacerdote.

Il Sacerdote, stando davanti alla s. Mensa, dice sommessamente la seguente preghiera:

Preghiera prima del Vangelo

O Signore, amico degli uomini, fa risplendere nei nostri cuori la pura luce della tua di

vina conoscenza, e apri gli occhi della nostra mente all’intelligenza dei tuoi insegnamenti evangelici. lnfondi in noi il timore dei tuoi santi comandamenti, affinché, calpestati i desideri carnali, noi trascorriamo una vita spirituale, meditando ed operando tutto ciò che sia di tuo gradimento. Poiché tu sei la luce delle anime e dei corpi nostri, o Cristo Dio, e noi rendiamo gloria a te insieme con il tuo eterno Padre e il tuo Spirito santissimo, buono e vivificante, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Il Diacono, deposto il turibolo, si accosta al Sacerdote e, piegando la testa, prende il s. vangelo dalle mani del Sacerdote e, tenendo l’Oràrion con la punta delle dita, dice:

Benedici, signore, colui che va ad annunziare il Vangelo del santo glorioso Apostolo ed Evangelista N. (Matteo, o Marco, o Luca, o Giovanni).

Il Sacerdote, segnandolo con la croce, dice:

Dio, per intercessione dell’ Apostolo ed Evangelista N., ti conceda di annunziare con grande efficacia la sua parola, in adempimento del Vangelo del suo diletto Figlio e Signore nostro, Gesù Cristo.

Il Diacono conclude: Amìn. Quindi, facendo una metania, prende il vangelo e, preceduto dai ceroferari, esce dalle Porte Sante recandosi all’ambone o neI luogo stabilito.

ll Sacerdote, stando davanti alla s. Mensa, rivolto verso occidente, dice ad alta voce:

Sapienza! In piedi! Ascoltiamo il santo Vangelo. Pace a tutti.

Il Coro: E al tuo spirito.

Il Diacono: Lettura del santo Vangelo secondo N. (Matteo, o Marco, o Luca, o Giovanni).

Il Coro: Gloria a te, o Signore, gloria a te.

Il Sacerdote: Stiamo attenti!

Terminato il Vangelo, il Coro dice: Gloria a te, o Signore, gloria a te.

Il Diacono si reca fino alle Porte sante e consegna al Sacerdote il s. vangelo. Questi nel prenderlo dice al Diacono:

Pace a te, che hai annunciato la buona novella.

Baciando il s. Vangelo e tracciando con esso un segno di croce verso il

popolo, lo depone sulla s. Mensa.

Nuovamente si chiudono le Porte sante.

Il Diacono, stando al suo consueto posto, dice la grande Litania, mentre i due Cori cantano, alternativamente, con ogni devozione: Kyrie, eleison (tre volte).

Diciamo tutti con tutta l’anima, e con tutta la nostra mente diciamo:

Signore onnipotente, Dio dei Padri nostri, ti preghiamo, esaudiscici ed abbi pietà.

Abbi pietà di noi, o Dio, secondo la tua grande misericordia ; noi ti preghiamo, esaudiscici ed abbi pietà.

Preghiera della grande supplica. Sommessamente.

Signore, nostro Dio, accetta dai tuoi servi questa insistente supplica ed abbi pietà di noi secondo l’abbondanza della tua misericordia, e fa discendere i tuoi benefici su di noi e su tutto il tuo popolo, che da te attende copiosa misericordia.

Preghiamo ancora per il nostro beatissimo Patriarca N. (o per il nostro piissimo Metropolita, o Arcivescovo, o Vescovo) e per il venerato presbiterio.

Preghiamo per i nostri fratelli, sacerdoti, ieromonaci, diaconi, ierodiaconi e monaci, e per tutti i nostri fratelli in Cristo.

Preghiamo ancora per implorare sui servi di Dio, che dimorano in questa città (o paese) (o sui fratelli di questo santo monastero) misericordia, vita, pace, sanità, salvezza, protezione, perdono e remissione dei peccati.

Preghiamo ancora per i beati e indimenticabili fondatori di questa santa chiesa (o monastero), e per tutti i padri e fratelli nostri defunti, che qui piamente riposano, e per gli ortodossi di tutto il mondo.

Preghiamo ancora per coloro che presentano offerte e operano il bene in questo santo e venerato tempio, e per coloro che qui prestano servizio e cantano, e per tutto il popolo qui presente che da te attende grande e copiosa misericordia.

A voce alta: Poiché tu sei Dio misericordioso e amico degli uomini, e noi rendiamo gloria a te: Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli

dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Diacono dice, mentre i cori rispondono, alternativamente: Kyrie, eleison.

Catecumeni, pregate il Signore.

Fedeli, preghiamo per i catecumeni.

Affinché il Signore abbia misericordia di loro.

Li istruisca nella parola della verità.

Riveli loro il Vangelo della giustizia.

Li unisca alla sua santa Chiesa, cattolica e apostolica.

Salvali, abbi pietà di loro, soccorrili e custodiscili, o Dio, con la tua grazia.

Catecumeni, chinate il vostro capo al Signore.

Il Coro: A te, o Signore.

Preghiera dei catecumeni, detta sommessamente dal Sacerdote, prima di dispiegare l’Iletòn:

Signore, Dio nostro, che abiti nel più alto dei cieli e riguardi alle più umili creature, che per la salute del genere umano mandasti l’unigenito tuo Figlio e Dio, il nostro Signore Gesù Cristo, rivolgi lo sguardo sui tuoi servi catecumeni, che a te hanno chinato il loro capo, e rendili degni, nel tempo propizio, del lavacro della rigenerazione, della remissione dei peccati e della veste dell’incorruttibilità ; uniscili alla tua santa Chiesa, cattolica ed apostolica, e annoverali tra l’eletto tuo gregge.

A voce alta: Affinché, insieme con noi, anch’essi glorifichino l’onorabilissimo e magnifico tuo nome, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote dispiega l’Iletòn.

Il Diacono: Catecumeni, uscite tutti! Catecumeni, uscite! Tutti voi catecumeni, uscite! Non rimanga nessun catecumeno. Tutti noi fedeli, ancora preghiamo in pace il Signore.

Il Coro: Kyrie, eleison.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Kyrie, eleison.

Sapienza!

Prima preghiera dei fedeli, detta sommessamente dal Sacerdote, dopo aver dispiegato l’Iletòn:

Rendiamo grazie a Te, o Dio delle Potestà, che ci degni del favore di stare anche ora davanti al tuo santo altare e d’implorare prostrati le tue misericordie per i nostri peccati e per le mancanze del popolo. Accogli, o Dio, la nostra preghiera. Rendici degni di offrirti preci, suppliche e sacrifici incruenti per tutto il tuo popolo ; e rendi capaci noi, ai quali hai affidato questo tuo ministero per la potenza dello Spirito Santo, d’invocarti in ogni tempo ed in ogni luogo, senza condanna e senza colpa con la pura testimonianza della nostra coscienza: ascoltaci e sii a noi propizio nell’immensa tua bontà.

A voce alta: Poiché ogni gloria, onore, e adorazione si addice a Te: Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Diacono: Ancora preghiamo in pace il Signore.

Il Coro: Kyrie, eleison.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Kyrie, eleison.

Sapienza!

Seconda Preghiera dei fedeli, detta sommessamente dal Sacerdote:

Di nuovo e più volte ci prostriamo dinanzi a te e ti preghiamo, o buono e amico degli uomini, affinché Tu, riguardando benigno alla nostra preghiera, purifichi le anime nostre e i nostri corpi da ogni impurità della carne e dello spirito, e ci conceda di stare, liberi da colpa e da condanna, davanti al tuo santo altare. Dona, o Dio, anche a quelli che pregano con noi il progresso nella vita, nella fede e nell’intelligenza spirituale. Concedi loro che ti servano sempre con timore ed amore, e partecipino senza colpa e senza condanna ai tuoi santi misteri e siano resi degni del tuo celeste regno.

A voce alta: Affinché, custoditi sempre dalla tua potenza, rendiamo gloria a Te: Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Diacono entra nel sacro vima per il lato Nord e si aprono le sante Porte.

Il primo Coro incomincia a cantare lentamente e melodiosamente l’Inno Cherubico:

Noi che misticamente raffiguriamo i Cherubini, e alla Trinità vivificante cantiamo l’inno trisagio, deponiamo ogni mondana preoccupazione.

Mentre si canta l’Inno Cherubico, il Sacerdote dice sommessamente la seguente preghiera.

Preghiera dell’Inno Cherubico

Nessuno che sia schiavo di desideri e di passioni carnali è degno di presentarsi o di avvicinarsi o di offrire sacrifici a Te, Re della gloria, poiché il servire Te è cosa grande e tremenda anche per le stesse Potenze celesti. Tuttavia, per l’ineffabile e immenso tuo amore per gli uomini, ti sei fatto uomo senza alcun mutamento e sei stato costituito nostro sommo Sacerdote, e, quale Signore dell’universo, ci hai affidato il ministero di questo liturgico ed incruento sacrificio. Tu solo infatti, o Signore Dio nostro, imperi sovrano sulle creature celesti e terrestri, tu che siedi su un trono di Cherubini, Tu che sei Signore dei Serafini e Re di Israele, Tu che solo sei santo e dimori nel santuario. Supplico dunque Te, che solo sei buono e pronto ad esaudire: volgi il tuo sguardo su di me peccatore e inutile tuo servo, e purifica la mia anima e il mio cuore da una coscienza cattiva ; e, per la potenza del tuo Santo Spirito, fa che io, rivestito della grazia del sacerdozio, possa stare dinanzi a questa tua sacra mensa e consacrare il tuo corpo santo ed immacolato e il sangue tuo prezioso. A Te mi appresso, inchino il capo e ti prego: non distogliere da me il tuo volto e non mi respingere dal numero dei tuoi servi, ma concedi che io, peccatore e indegno tuo servo, ti offra questi doni. Tu infatti, o Cristo Dio nostro, sei l’offerente e l’offerto, sei colui che riceve i doni e che in dono ti dai, e noi ti rendiamo gloria insieme con il tuo Padre senza principio, e il santissimo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Durante il canto dell’Inno Cherubico, il Diacono, preso il turibolo, vi mette l’incenso e, tracciata una croce, si avvicina al Sacerdote. Presane la benedizione , incensa intorno la s. Mensa, tutto il Santuario, iI Sacerdote, infine le sacre Iconi e tutto il popolo. Recita il salmo 50 e i tropari penitenziali a sua scelta. Rientrato nel santuario, depone il turibolo.

Quindi il Sacerdote e il Diacono recitano l’Inno Cherubico davanti alla s. Mensa.

Il Sacerdote: Noi che misticamente raffiguriamo i Cherubini, e alla Trinità vivificante cantiamo l’inno trisagio, deponiamo ogni mondana preoccupazione.

Il Diacono: Affinché possiamo accogliere il Re dell’universo, scortato invisibilmente dalle angeliche schiere. Alliluia, alliluia, alliluia.

Baciano poi la s. Mensa e, fatto un nuovo inchino profondo, rivolti al popolo chinano le loro teste. E così, precedendo il Diacono, vanno alla Pròtesi. Il Diacono incensa i s. Doni recitando tra se stesso tre volte: O Dio, sii propizio a me peccatore e abbi pietà di me. Dice poi, rivolto al Sacerdote: Eleva, o signore. Il Sacerdote prende l’Aìr e ponendolo suIle spalle del Diacono, dice:

Elevate le vostre mani verso le cose sante e benedite il Signore.

Quindi preso il s. Disco, ricoperto dal velo, lo pone sulla testa del Diacono con ogni attenzione e riverenza ; il Diacono regge con un dito anche il turibolo. Il Sacerdote prende il s. Calice tra le mani. Escono per il lato Nord, preceduti dai ceroferari. Girano processionalmente nel Tempio, facendo il grande Introito e dicendo:

Il Signore Dio si ricordi di tutti noi nel suo regno in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Coro, completa l’Inno Cherubico:

Affinché possiamo accogliere il Re dell’universo, scortato invisibilmente dalle angeliche

schiere. Alliluia, alliluia, alliluia.

Il Diacono, entrando per le s. Porte, si ferma sulla destra e, mentre il Sacerdote sta per entrare, gli dice:

Il Signore Dio si ricordi del tuo sacerdozio nel suo regno in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Ed il Sacerdote a lui:

Il Signore Dio si ricordi del tuo diaconato (o ierodiaconato) nel suo regno, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Sacerdote depone il s. Calice sulla sacra Mensa e, preso il s. Disco dalla testa del Diacono, lo colloca sul lato destro della Mensa.

Nuovamente si chiudono le s. Porte e la tenda.

Il Sacerdote quindi, tolti i veli dal s. Disco e dal s. Calice, li colloca in un canto della s. Mensa. Prende poi l’Aìr dalle spalle del Diacono, e, incensatolo, ricopre i s. Doni, dicendo:

Giuseppe d’Arimatea, deposto dalla croce l’intemerato tuo corpo, lo involse in una candida sindone con aromi e, resigli i funebri onori, lo pose in un sepolcro nuovo.

Prende il turibolo dalle mani del Diacono e incensa i s. Doni tre volte, dicendo:

Allora offriranno vitelli sul tuo altare (tre volte).

Restituito il turibolo, abbassa il Felònion e, chinata la testa, dice al Diacono:

Ricordati di me, fratello e concelebrante.

Ed il Diacono a lui:

Il Signore Dio si ricordi del tuo sacerdozio nel suo regno.

E il Sacerdote al Diacono:

Prega per me, o mio concelebrante.

Il Diacono: Lo Spirito Santo discenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà.

Il Sacerdote: Lo stesso Spirito concelebrerà con noi tutti i giorni di nostra vita.

Il Diacono, chinando anche egli il capo mentre regge l’Oràrion con tre dita della destra, dice al Sacerdote:

Ricordati di me, signore santo.

Il Sacerdote: Il Signore Dio si ricordi di te nel suo regno in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Diacono, detto Amìn, bacia la destra del Sacerdote ed esce. Dal posto consueto, dice:

Compiamo la nostra preghiera al Signore.

I Cori alternativamente: Kyrie, eleison.

Per i preziosi doni offerti, preghiamo il Signore.

Per questa santa dimora, e per coloro che vi entrano con fede, pietà e timor di Dio, preghiamo il Signore.

Per essere liberati da ogni afflizione, flagello, pericolo e necessità, preghiamo il Signore.

Preghiera dell’Offerta, detta sommessamente dal Sacerdote, dopo la deposizione dei Doni divini sulla s. Mensa:

Signore, Dio onnipotente, tu che solo sei santo e accetti il sacrificio di lode da coloro che

t’invocano con tutto il cuore, accogli anche la preghiera di noi peccatori, e fa che giunga al tuo santo altare. Rendici atti ad offrirti doni e sacrifici spirituali per i nostri peccati e per le mancanze del popolo. Dégnati di farci trovare grazia al tuo cospetto, affinché ti sia accetto il nostro sacrificio, e lo Spirito buono della tua grazia scenda su di noi, su questi doni qui presenti e su tutto il tuo popolo.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Kyrie, eleison.

Chiediamo al Signore che l’intero giorno sia perfetto, santo, tranquillo e senza peccato.

I Cori alternativamente: Concedi, o Signore.

Chiediamo al Signore un angelo di pace, guida fedele, custode delle anime nostre e dei nostri corpi.

Chiediamo al Signore la remissione e il perdono dei nostri peccati e delle nostre colpe.

Chiediamo al Signore ogni bene, utile alle anime nostre, e la pace per il mondo.

Chiediamo al Signore la grazia di trascorrere il resto della nostra vita nella pace e nella penitenza.

Chiediamo una morte cristiana, serena, senza dolore e senza rimorso, e una valida difesa dinanzi al tremendo tribunale di Cristo.

Facendo memoria della tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Genitrice di Dio e sempre vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

Il Coro: A te, o Signore.

Il Sacerdote, a voce alta: Per la misericordia del tuo unigenito Figlio, con il quale sei benedetto insieme con il santissimo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote: Pace a tutti.

Il Coro: E al tuo spirito.

Il Diacono: Amiamoci gli uni gli altri, affinché in unità di spirito, professiamo la nostra fede.

Il Coro: Nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo: Trinità consustanziale e indivisibile.

Il Sacerdote fa tre inchini e dice sommessamente:

Ti amerò, o Signore, mia forza ; il Signore è mio sostegno, mio rifugio e mio liberatore.

Bacia quindi i s. Doni, così come sono ricoperti, prima il s. Disco, poi il s. Calice e la s. Mensa davanti a Iui. Parimenti anche il Diacono fa tre inchini profondi, nel luogo dove sta, e bacia il suo Oràrion dove è il segno della

croce e poi dice a voce alta:

Le porte! Le porte! Con sapienza stiamo attenti.

Si apre la tenda.

Il Sacerdote, sollevando l’Aìr e dispiegandolo sopra i Doni, lo agita.

Il popolo, o, com’è d’uso, colui che presiede, recita:

Credo in un solo Dio Padre, onnipotente Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. E in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli; Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato; consustanziale al Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo. Fu pure crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, e patì efu sepolto e il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture. È salito al cielo e siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti: e il suo regno non avrà fine. E nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato: e ha parlato per mezzo dei profeti. In una, santa, cattolica e apostolica Chiesa. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la resurrezione dei morti e la vita dell’era ventura. Amìn.

Il Diacono: Stiamo con devozione, stiamo con timore attenti ad offrire in pace la santa oblazione.

Il Coro: Offerta di pace, sacrificio di lode.

Il Diacono fa un inchino profondo ed entra nel s. vima per il lato Sud.

Il Sacerdote, tolto l’Aìr dai santi Doni, lo depone in disparte; poi si rivolge al popolo e dice a voce alta:

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi (e benedice il popolo).

Il Coro: E con il tuo spirito.

Il Sacerdote, alzando le mani, prosegue ad alta voce:

Innalziamo i nostri cuori.

Il Coro: Sono rivolti al Signore.

Il Sacerdote, volgendosi verso oriente, dice:

Rendiamo grazie al Signore.

Il Coro: È cosa buona e giusta adorare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: Trinità consustanziale e indivisibile.

Mentre il Diacono agita con devozione il Ripidio sopra i sacri Doni, il Sacerdote prega sommessamente:

È degno e giusto celebrarti, benedirti, lodarti, ringraziarti, adorarti in ogni luogo del tuo dominio. Poiché tu sei il Dio ineffabile, inconcepibile, invisibile, incomprensibile, sempre esistente e sempre lo stesso: Tu e il tuo unigenito Figlio e il tuo Santo Spirito. Tu dal nulla ci hai tratti all’esistenza e, caduti, ci hai rialzati ; e nulla hai tralasciato di fare fino a ricondurci al cielo e a donarci il futuro tuo regno. Per tutti questi beni rendiamo grazie a te, all’unigenito tuo Figlio e al tuo Santo Spirito, per tutti i benefici a noi fatti che conosciamo e che non conosciamo, palesi ed occulti. Ti rendiamo grazie altresì per questo sacrificio, che ti sei degnato di ricevere dalle nostre mani, sebbene ti stiano dinanzi migliaia di Arcangeli e miriadi di Angeli, i Cherubini e i Serafini dalle sei ali e dai molti occhi, sublimi, alati,

Prosegue quindi ad alta voce:

i quali cantano l’inno della vittoria, esclamando e a gran voce dicendo:

In questo momento iI Diacono prende l’Asterisco dal s. Disco, traccia sopra di esso un segno di croce e, baciandolo, lo pone in disparte.

Il Coro: Santo, Santo, Santo, il Signore dell’universo: il cielo e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell’alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell’alto dei cieli.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Noi pure, o Signore, amico degli uomini, con queste beate Potenze esclamiamo e diciamo: Sei santo, tutto santo,Tu e il tuo unigenito Figlio e il tuo Santo Spirito. Sei santo, tutto santo e magnifica è la tua gloria. Tu hai amato il mondo a tal segno da dare l’unigenito tuo Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Egli, compiendo con la sua venuta tutta l’economia di salvezza a nostro favore, nella notte in cui veniva tradito, o, piuttosto, consegnava se stesso per la vita del mondo, prese il pane nelle sue mani sante, innocenti e immacolate, e, dopo aver rese grazie, lo benedisse (e

benedice), lo santificò, lo spezzò e lo diede ai suoi santi discepoli e apostoli, dicendo:

II Sacerdote, a capo chino, alzando con riverenza la destra, mentre il Diacono indica il s. Disco e regge l’Oràrion con tre dita della destra:

Prendete, mangiate: questo è il mio Corpo, che per voi viene spezzato in remissione dei peccati.

Il Coro: Amìn.

Quindi segna con la croce il s. Calice, dicendo sommessamente:

Similmente anche il calice, dopo che ebbe cenato, dicendo:

Piegando la testa, con la mano sollevata, con riverenza, dice a voce alta, mentre il Diacono gli indica il s. Calice e regge l’Oràrion con tre dita della destra:

Bevetene tutti: questo è il mio Sangue, del Nuovo Testamento, che viene sparso per voi e per molti in remissione dei peccati.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Memori dunque di questo precetto del Salvatore e di tutto ciò che è stato compiuto per noi: della croce, della sepoltura, della resurrezione al terzo giorno, dell’ascensione ai cieli, della sua presenza alla destra del Padre, della seconda e gloriosa venuta.

Ad alta voce: Gli stessi doni, da Te ricevuti, a Te offriamo in tutto e per tutto.

Il Coro: A Te inneggiamo, Te benediciamo, Te ringraziamo, o Signore, e Ti supplichiamo, o Dio nostro.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Ancora ti offriamo questo culto spirituale e incruento; e ti invochiamo e ti preghiamo, e ti supplichiamo: manda il tuo Spirito Santo su di noi e sopra i Doni qui presenti.

Il Diacono depone il Ripìdion e si accosta al Sacerdote ; ambedue fanno tre inchini profondi davanti alla s. Mensa. Quindi il Diacono, a capo chino,

indicando con l’Oràrion il s. Pane, dice sommessamente:

Benedici, signore, il santo Pane.

Il Sacerdote, rialzando il capo, fa il segno della croce sul s. Pane, dicendo:

E fa di questo Pane il prezioso Corpo del tuo Cristo.

Il Diacono: Amìn.

E di nuovo il Diacono, indicando con l’Oràrion il s. Calice:

Benedici, signore, il santo Calice.

E il Sacerdote, benedicendo, dice:

E fa di ciò che è in questo Calice il prezioso Sangue del tuo Cristo.

Il Diacono: Amìn.

Nuovamente il Diacono, indicando con l’Oràrion ambedue le Specie, dice:

Benedici, signore, ambedue le Cose sante.

E il Sacerdote, benedicendo ambedue le Cose sante, dice:

Trasmutandole per virtù del tuo Santo Spirito.

Il Diacono: Amìn, amìn, amìn.

E dopo aver inchinato il capo al Sacerdote e detto: Ricòrdati di me peccatore, o signore santo, si pone nel luogo dove stava prima, e, preso il Ripìdion, ventila i s. Doni, come prima.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Affinché, per coloro che ne partecipano, siano purificazione dell’anima, remissione dei peccati, unione nel tuo Santo Spirito, compimento del regno dei cieli, titolo di fiducia in te e non di giudizio o di condanna.

Ti offriamo inoltre questo culto spirituale per quelli che riposano nella fede: Progenitori, Padri, Patriarchi, Profeti, Apostoli, Predicatori, Evangelisti, Martiri, Confessori, Vergini, e per ogni anima giusta che ha perseverato fino alla fine nella fede.

Preso il turibolo, incensa tre volte la s. Mensa, dicendo ad alta voce:

In modo particolare ti offriamo questo sacrificio per la tuttasanta, immacolata, bene¬

detta, gloriosa Signora nostra, Genitrice di Dio e sempre vergine Maria.

Consegna il turibolo aI Diacono, che incensa intorno alla s. Mensa, e commemora i morti e i vivi che vuole.

Il Coro: È veramente giusto proclamare beata te, o Deipara, che sei beatissima, tutta pura e Madre del nostro Dio. Noi magnifichiamo te, che sei più onorabile dei Cherubini e incomparabilmente più gloriosa dei Serafini, che in modo immacolato partoristi il Verbo di Dio, o vera Genitrice di Dio.

Nelle feste del Signore e della Genitrice di Dio e nelle loro Apòdosi, si canta l’Inno dell’Ode nona.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Per il santo profeta e precursore Giovanni Battista, per i santi gloriosi e insigni Apostoli, per il Santo N., di cui celebriamo la memoria, e per tutti i tuoi santi: per le loro preghiere, o Signore, visitaci benevolmente.

Ricordati anche di tutti quelli che si sono addormentati nella speranza della resurrezione per la vita eterna.

Qui il Sacerdote commemora i defunti che vuole.

E fa che riposino ove risplende la luce del tuo volto.

Ancora ti preghiamo: ricordati, o Signore, di tutto l’episcopato ortodosso, che dispensa rettamente la tua parola di verità, di tutto il presbiterio, del diaconato in Cristo e di tutto il clero.

Ancora ti offriamo questo culto spirituale per tutto il mondo, per la Santa Chiesa cattolica e apostolica, per coloro che vivono nella castità e nella santità, per i nostri governanti e per le autorità civili e militari. Concedi loro, o Signore, un governo pacifico, affinché noi pure in questa loro pace trascorriamo piamente e degnamente una vita quieta e tranquilla.

A voce alta: Ricordati in primo luogo, o Signore, del nostro beatissimo Patriarca N., e del nostro piissimo (Metropolita, o Arcivescovo o Vescovo N.), e

concedi alle tue sante Chiese che essi vivano in pace, incolumi, onorati, sani, longevi e dispensino rettamente la tua parola di verità.

Il Diacono, stando davanti alle Porte sante, commemora i vivi. Poi dice a voce alta:

E ricordati, o Signore, di quelli che ciascuno ha in mente, e di tutti e di tutte. Il Coro: E di tutti e di tutte.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Ricordati, o Signore, della città (o paese, o monastero) in cui dimoriamo, e di ogni città e paese, e dei fedeli che vi abitano. Ricordati, o Signore, dei naviganti, dei viandanti, dei malati, dei sofferenti, dei prigionieri e della loro salvezza. Ricordati, Signore, di coloro che presentano offerte e si adoperano per il bene delle tue sante Chiese e di quanti si ricordano dei poveri, e largisci su noi tutti la tua misericordia.

A voce alta: E concedici di glorificare e di lodare con una sola voce e con un sol cuore l’onorabilissimo e magnifico tuo nome, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Rivolto quindi al popolo e benedicendolo, dice a voce alta:

E le misericordie del grande Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo siano con tutti voi.

Il Coro: E con il tuo spirito.

Il Diacono, preso il permesso dal Sacerdote, esce e dal solito posto dice:

Ricordando tutti i santi, preghiamo ancora in pace il Signore.

I Cori alternativamente: Kyrie, eleison.

Per i preziosi doni offerti e santificati, preghiamo il Signore.

Affinché il misericordioso nostro Dio, accettandoli in odore di soavità spirituale nel suo altare santo, celeste e immateriale, ci mandi in contraccambio la grazia divina e il dono dello Spirito Santo.

Per essere liberati da ogni afflizione, flagello, pericolo e necessità, preghiamo il Signore.

Il Sacerdote prega sommessamente:

A te affidiamo tutta la nostra vita e la nostra speranza, o Signore, amico degli uomini, e ti invochiamo e ti supplichiamo: dégnati di farci partecipare con pura coscienza ai celesti e tremendi misteri di questa sacra e spirituale mensa, per la remissione dei peccati, per il perdono delle colpe, per l’unione nello Spirito Santo, per l’eredità del regno dei cieli, per una maggiore fiducia in te, e non a nostro giudizio o condanna.

Il Diacono: Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Kyrie, eleison.

Chiediamo al Signore che l’intero giorno sia perfetto, santo, tranquillo e senza peccato.

I Cori, alternativamente: Concedi, o Signore.

Chiediamo al Signore un angelo di pace, guida fedele, custode delle anime nostre e dei nostri corpi.

Chiediamo al Signore la remissione e il perdono dei nostri peccati e delle nostre colpe.

Chiediamo al Signore ogni bene, utile alle nostre anime, e la pace per il mondo.

Chiediamo al Signore la grazia di trascorrere il resto della nostra vita nella pace e nella penitenza.

Chiediamo una morte cristiana, serena, senza dolore e senza rimorso, e una valida difesa dinanzi al tremendo tribunale di Cristo.

Chiedendo l’unità della fede e l’unione nello Spirito Santo, affidiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

Il Coro: A te, o Signore.

Il Sacerdote a voce alta:

E concedici, o Signore, che con fiducia e senza condanna osiamo chiamare

Padre Te, Dio del Cielo, e dire:

Il popolo o, com’è d’uso, chi presiede:

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal maligno.

Il Sacerdote, a voce alta:

Poiché tuo è il regno, la potenza e la gloria, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote: Pace a tutti.

Il Coro: E al tuo spirito.

Il Diacono: Inchinate il vostro capo al Signore.

Il Coro: A te, o Signore.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Rendiamo grazie a Te, o Re invisibile, che con la tua infinita potenza hai creato l’universo, e nell’abbondanza della tua misericordia dal nulla hai tratto all’esistenza tutte le cose. Tu, o Signore, volgi dal cielo lo sguardo su quanti hanno chinato la fronte davanti a te, poiché non l’hanno inchinata alla carne e al sangue, ma a Te, Dio tremendo. Tu dunque, o Signore, per il bene di noi tutti appiana il cammino di nostra vita secondo la necessità di ciascuno: naviga con i naviganti, accompagna i viandanti, risana i malati, tu medico delle anime e dei corpi nostri.

A voce alta: Per la grazia, la misericordia e la benignità dell’ unigenito tuo Figlio, con il quale sei benedetto insieme con il santissimo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Signore Gesù Cristo nostro Dio, riguarda a noi dalla tua santa dimora e dal

trono di gloria del tuo regno, e vieni a santificarci, Tu che siedi in alto con il Padre e sei invisibilmente qui con noi. Dègnati con la potente tua mano di far partecipi noi e, per mezzo nostro, tutto il popolo, dell’immacolato tuo Corpo e del prezioso tuo Sangue.

Il Sacerdote e il Diacono, dal proprio posto, fanno tre metanie con l’invocazione:

O Dio, sii propizio a me peccatore e abbi pietà di me.

Intanto il Diacono si cinge l’Oràrion a forma di croce.

Quando poi vede il Sacerdote stendere le mani e toccare il s. Pane per fare l’Elevazione, dice ad alta voce:

Stiamo attenti!

Il Sacerdote, elevando il s. Pane, dice a voce alta:

Le Cose Sante ai Santi.

Il Coro: Solo uno è Santo, solo uno è Signore: Gesù Cristo, per la gloria di Dio Padre. Amin.

Si canta il Kinonikòn del giorno o della Festa.

Si chiude la tenda.

Quindi il Diacono entra nel s. vima per il lato Sud e, stando alla destra del Sacerdote, che regge il s. Pane, dice:

Spezza, signore, il santo Pane.

Il Sacerdote, spezzandolo in quattro parti, con ogni attenzione e riverenza, dice:

Si spezza e si spartisce l’Agnello di Dio: Egli è spezzato e non si divide, è sempre mangiato e mai si consuma, ma santifica coloro che ne partecipano.

Le dispone nel s. Disco in forma di croce.

Il Diacono, indicando con l’Oràrion il s. Calice, dice:

Riempi, signore, il santo Calice.

Il Sacerdote, presa la particola posta in alto, traccia con essa una croce sopra il s. Calice, dicendo:

Pienezza di fede, di Spirito Santo.

E la immerge nel s. Calice.

Il Diacono: Amìn.

Prende quindi lo Zeon e dice al Sacerdote:

Benedici, signore, lo Zeon.

Il Sacerdote lo benedice, dicendo:

Benedetto il fervore dei tuoi Santi, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Il Diacono versa nel s. Calice una dose sufficiente di Zeon, dicendo:

Fervore di fede, pieno di Spirito Santo.

Deposto lo Zeon, si discosta alquanto, mentre il Sacerdote, chinata la testa, prega dicendo:

Credo, o Signore, e confesso che tu sei veramente il Cristo, Figlio del Dio vivente, che sei venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Credo ancora che questo è veramente il tuo Corpo immacolato e questo è proprio il tuo Sangue prezioso. Ti prego dunque: abbi pietà di me e perdonami tutti i miei peccati, volontari e involontari, commessi con parole, con opere, con conoscenza o per ignoranza. E fammi degno di partecipare, senza mia condanna, ai tuoi immacolati misteri, per la remissione dei peccati e la vita eterna.

Poi:

Del tuo mistico convito, o Figlio di Dio, rendimi oggi partecipe, poiché non svelerò il mistero ai tuoi nemici, né ti darò il bacio di Giuda, ma come il ladrone ti prego: ricordati di me, o Signore, nel tuo regno.

E se vuole:

Signore, non son degno che tu entri nella sordida casa dell’anima mia ; ma, come ti degnasti di giacere in una spelonca e in un presepe di animali, e di

assiderti nella casa di Simone il lebbroso, accogliendo la peccatrice colpevole simile a me, tu stesso dégnati di entrare nel presepe della stolta anima mia e nell’immondo corpo di me morto e lebbroso. E come non disprezzasti la bocca impura della peccatrice, che baciava gli immacolati tuoi piedi, così, Signore Dio mio, non disprezzare neppure me peccatore, ma, come buono e amico degli uomini, fammi degno di partecipare del tuo santissimo Corpo e del tuo Sangue.

O Dio nostro, condona, rimetti, perdona tutti i miei peccati, con cui ti offesi, sia con cognizione, sia per ignoranza, sia con la parola, sia con l’opera ; perdonali tutti, buono e misericordioso come sei ; per l’intercessione della tua purissima Madre sempre Vergine rendimi degno di ricevere il prezioso ed immacolato tuo Corpo a salute dell’anima mia e del mio corpo. Poiché tuo è il regno, e tue sono la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amìn.

E per finire:

O Signore, la partecipazione dei tuoi misteri non mi torni a giudizio o a condanna, ma a salvezza dell’anima e del corpo.

Il Sacerdote prende una particola del s. Pane e dice:

A me N., sacerdote, si dona il prezioso e santissimo Corpo del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei peccati e la vita eterna.

Si comunica così con il s. Pane, con timore e rispetto. Quindi dice:

Diacono, avvicinati.

Il Diacono, accostandosi, fa devotamente una metania e, chiedendo perdono, dice:

Dammi, o signore, il prezioso e santissimo Corpo del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei miei peccati e la vita eterna.

Il Sacerdote, preso il s. Pane, lo depone nella palma del Diacono, dicendo:

A te N., diacono, viene dato il prezioso, santissimo e immacolato Corpo del Signore,

Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei tuoi peccati e la vita eterna.

Il Diacono, baciata la mano che gli ha posto il s. Pane sulla palma, si reca dietro la s. Mensa, e, chinato il capo, lo consuma.

Quindi il Sacerdote, prendendo il s. Calice con il velo, dice:

A me N., sacerdote, si dona anche il prezioso e santissimo Sangue del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei miei peccati e la vita eterna.

Sorbisce tre volte e, asciugatosi con il velo le labbra e asterso il s. Calice, bacia questo dicendo:

Questo ha toccato le mie labbra, cancellerà le mie iniquità e mi purificherà dai miei peccati.

Invita quindi il Diacono, dicendo:

Diacono, di nuovo, avvicinati.

Il Diacono, avvicinandosi, fa una metania e dice:

Di nuovo mi avvicino al Re Immortale.

Dammi, o signore, il prezioso e santissimo Sangue del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei miei peccati e la vita eterna.

Il Sacerdote, facendogli sorbire tre volte dal s. Calice, dice:

A te N., diacono, si dona pure il prezioso e santissimo Sangue del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei tuoi peccati e la vita eterna.

Comunicatosi il Diacono, il Sacerdote dice:

Questo ha toccato le tue labbra, cancellerà le tue iniquità e ti purificherà dai tuoi peccati.

Si apre quindi la porta del s. vima. Il Diacono, fatto un profondo inchino, prende il s. Calice con riverenza, si reca alla s. Porta e, sollevandolo, lo mostra al popolo, dicendo:

Con timore di Dio, con fede e amore, avvicinatevi.

Il Coro: Amìn, amìn. Benedetto colui che viene nel nome del Signore; il Signore è Dio ed è apparso a noi.

I fedeli si accostano per comunicarsi. Il Sacerdote, distribuendo a

ciascuno la comunione, dice:

Il servo (o la serva) di Dio N., riceve il prezioso e santissimo Corpo e Sangue del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei suoi peccati e la vita eterna.

Mentre si comunicano i fedeli, i cori cantano in modo andante, una o più volte, secondo il numero dei comunicanti:

Del tuo mistico convito, o Figlio di Dio, rendimi oggi partecipe, poiché non svelerò il mistero ai tuoi nemici, né ti darò il bacio di Giuda, ma come il ladrone ti prego: ricordati di me, o Signore, nel tuo regno.

Dopo la divina comunione, il Sacerdote benedice il popolo. dicendo a voce alta:

Salva, o Dio, il tuo popolo e benedici la tua eredità.

Il Coro: Abbiamo visto la vera luce, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo trovato la vera fede, adorando la Trinità indivisibile, poiché essa ci ha salvati.

Nelle feste del Signore si canta il Tropario della festa.

Il Sacerdote e il Diacono ritornano alla s. Mensa. Il Sacerdote incensa tre volte, dicendo tra sè:

Sii Tu esaltato sopra i cieli, o Dio, e su tutta la terra si espanda la tua gloria.

Quindi, preso il s. Disco, lo pone sulla testa del Diacono. Questi, presolo con riverenza, guardando verso la porta e senza dire nulla, si reca alla Protesi e ve lo ripone. Il Sacerdote, fatto un inchino profondo e preso il s. Calice, rivolto verso la porta guardando il popolo, dice sommessamente:

Benedetto il nostro Dio.

Ad alta voce: In ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Depone il Calice sulla protesi.

Il Coro: Amìn. E, se c’è l’uso, canta:

Che la nostra bocca sia ripiena della tua lode, Signore, perché ci hai fatti degni di partecipare ai tuoi santi, immacolati ed immortali misteri. Conservaci nella

tua santità, affinché proclamiamo la tua gloria, meditando ogni giorno la tua giustizia: Allìluia, allìluia, allìluia.

Il Diacono esce dal Santuario, e dal solito posto dice:

In piedi! Dopo aver partecipato ai divini, santi, immacolati, immortali, celesti,

vivificanti misteri di Cristo, rendiamo degne grazie al Signore.

Il Coro: Kyrie, eleison.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Kyrie, eleison.

Chiedendo che l’intero giorno trascorra santamente, in pace e senza peccato, affidiamo noi stessi, gli uni gli altri, tutta la nostra vita a Cristo Dio.

Il Coro: A te, o Signore.

Il Sacerdote aggiunge sommessamente la preghiera di ringraziamento:

Ti rendiamo grazie, o Signore amico degli uomini, benefattore delle anime nostre, perché anche in questo giorno ci hai resi degni dei tuoi celesti e immortali misteri. Dirigi la nostra via, confermaci tutti nel tuo timore, custodisci la nostra vita, rendi sicuri i nostri passi, per le preghiere e le suppliche della gloriosa tua Madre e sempre vergine Maria e di tutti i tuoi Santi.

A voce alta: Poiché tu sei la nostra santificazione, e noi rendiamo gloria a te: al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote: Procediamo in pace.

Il Coro: Nel nome del Signore.

Il Diacono: Preghiamo il Signore.

Il Coro: Kyrie, eleison.

Preghiera dell’opisthàmvonos detta a voce alta dal Sacerdote fuori del vima:

O Signore, tu che benedici coloro che ti benedicono e santifichi quelli che

hanno fiducia in te, salva il tuo popolo e benedici la tua eredità. Custodisci tutta quanta la tua Chiesa, santifica coloro che amano il decoro della tua casa; Tu, in contraccambio, glorificali con la tua divina potenza, e non abbandonare noi che speriamo in te. Dona la pace al mondo che è tuo, alle tue Chiese, ai sacerdoti, ai governanti, all’esercito e a tutto il tuo popolo; poiché ogni beneficio e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende da te, Padre della luce. E noi rendiamo gloria, grazie e adorazione a Te, Padre, Figilo e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn. Sia benedetto il nome del Signore da questo momento e per l’eternità (tre volte).

Terminata la preghiera, il Sacerdote rientra per le Porte sante e, rivolto verso la Protesi, dice questa preghiera:

Preghiera detta sommessamente prima che il Diacono raccolga i santi Doni:

O Cristo Dio nostro, Tu che sei la perfezione della Legge e dei Profeti e hai compiuto

tutta la missione ricevuta dal Padre, riempi di gioia e di felicità i nostri cuori, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Il Diacono entra per il lato Nord e, stando davanti aIla Porta, dice ad alta voce:

Preghiamo il Signore:

Il Coro: Kyrie, eleison.

Il Sacerdote, benedicendo il popolo, dice:

La benedizione e la misericordia del Signore scendano su di voi con la sua grazia e la sua benignità in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote: Gloria a te, o Cristo Dio, speranza nostra, gloria a te.

Il Coro, o il lettore: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo; ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn. Kyrie, eleison (tre volte). Benedici, o signore santo.

Il Sacerdote, rivolto al popolo, dà il Congedo:

(Se è Domenica: Il Risorto dai morti ), Cristo nostro vero Dio, per l’intercessione della tuttasanta e immacolata Sua Madre, per la virtù della preziosa e vivificante Croce, per la protezione delle venerande e celesti Potestà incorporee, per le suppliche del venerato e glorioso Profeta e Precursore Giovanni Battista, dei gloriosi e santi Apostoli, dei santi gloriosi e vittoriosi Martiri, dei nostri santi Padri teofori, del nostro santo Padre Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli, del Santo (N., titolare della chiesa), del Santo (N., del giorno), dei santi e giusti progenitori del Signore Gioacchino ed Anna, e di tutti i Santi, abbia pietà di noi, e ci salvi, poiché è buono e amico degli uomini.

Il Coro: Amìn.

Il Diacono raccoglie con ogni timore e cura i s. Doni in modo che neppure una minima parte ne cada, o venga trascurata. Lava quindi le mani nel luogo consueto.

Il Sacerdote, uscito, distribuisce l’antidoron al popolo, dicendo ad ognuno:

La benedizione e la misericordia del Signore scenda sopra di te.

Entrato poi nel s. Vima, depone le vesti sacerdotali, dicendo:

Ora, Signore, lascia che secondo la tua parola il tuo servo se ne vada in pace, perché i miei occhi hanno mirato il tuo Salvatore, che tu hai preparato al cospetto di tutti i popoli, qual luce che illumina le genti e gloria del tuo popolo Israele.

Aggiunge il Trisagio ed il resto, l’Apolitichion del giorno, se vuole, o il Tropario del Crisostomo:

La grazia, che come fiaccola luminosa s’è irradiata dalla tua bocca, ha illuminato l’universo; tu hai lasciato al mondo i tesori della tua generosità, ci hai mostrato il vertice dell’umiltà, o Padre Giovanni Crisostomo, ammaestrandoci con le tue parole, intercedi presso Cristo Dio Verbo affinché salvi le anime nostre.

Kyrie, eleison (12 volte). Gloria al Padre … Tu che sei più onorabile…

Fa l’Apòlisi e, facendo un inchino profondo e ringraziando Dio per tutti i benefici, esce.


 

 

 

OVERWEGING VAN DE WEEK

 

  De  perfectionisten leggen zichzelf op dat ze zich moeten houden aan een pietluttig-starre reeks gebeden en goede werken, waarvan de inachtneming het doel van hun leven wordt…. Maar dat betekent dat de mens bloedeloos wordt, hij verliest zijn geest en zijn ziel….Mensen hebben hun hartstochten, hun behoeften gedood. …Wanneer je jezelf ieder genot misgunt, wordt je ongenietbaar en agressief. In het verbod om ook maar ergens van te genieten zit veel aggressiviteit” (Uit  “Goed omgaan met jezelf” – Anselm Grün. Pp.44-45 – UitgeverijTen Have/Lannoo)

De Heilige Jozef

DE HEILIGE JOZEF

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Evangelie volgens Mattheüs 2,13-23

 

Homelie gehouden door Vader  René op 31 december 1995 in de Crypte van de Franstalige Orthodoxe Parochie te Parijs (Rue Daru)

 

 

            Van de voorouders of ouders van de Heer die wij deze zondag vieren, is de heilige Jozef voor ons de meest boeiende. Noch sint Mattheüs, noch sint Lucas zeggen ook maar iets over de persoon van Jozef zelf, tenzij dat hij de adoptievader is van Jezus. Zelf een bescheiden en ver verwijderde afstammeling van David, heeft Jozef ertoe bijgedragen om Jezus te doe binnentreden in de stam van David. Daarom ook heeft hij aan de Zoon van Maria de naam Jezus gegeven, volgens het woord van de Engel.

 

            Nochtans houdt de  terughoudendheid van de Evangelisten op zichzelf een onderricht in. De stilte van de Schrift laat de grote eigenschappen van de figuur van Jozef doorschemeren.

 

            Vooreerst is er zijn geloof. Wanneer Jozef de boodschap van de Engel aangaande het goddelijk moederschap van Maria ontvangt, dan stelt hij geen enkele vraag. Hij luistert, hij zegt dank. God  heeft gesproken, dit volstaat. Wat een verschil met Zacharias, nochtans priester van de Allerhoogste, aan wie God de komende   geboorte  voorspelt van Johannes de Doper. Zacharias is in verwarring, stelt zich vragen, discussieert, zoekt een teken. Jozef, die door het gebeuren met Maria in de war kon worden gebracht, aanvaardt zonder vraag noch twijfel.  Zijn geloof is volledig, onvoorwaardelijk.

 

            Een andere trek van Jozef is zijn nederigheid. Jozef spreekt niet. Hij is een zwijgzame, ’t is te zeggen een arme, een echte ‘arme van geest’. Hij gehoorzaamt aan elk bevel van de engel : ‘neem het kind en zijn moeder,’beveelt de engel herhaaldelijk.‘Hij nam het kind en zijn moeder,’onthult ons de evangelist eenvoudigweg . Datgene wat hij doet en wat hij weet is zuivere nederigheid. Jozef onderwerpt zich geheel aan Gods woord, in de volledige offergave van zijn persoon.In deze zin verbindt dit geloof zich met dat van Maria, in het aanvaarden van hetzelfde mysterie, dit van de tegenwoordigheid van God in Jezus.

 

            Het geloof en de nederigheid van Jozef zijn wezenlijk voor zijn heiligheid. Jozef aanvaardt niet alleen de realiteit van de maagdelijke geboorte van Christus, hij aanvaardt niet alleen om de verbintenis met Maria op zich te nemen, maar hij beleeft dit huwelijk in zijn volle werkelijkheid. Jozef was diegene die zijn leven opofferde voor zijn vrouw, in naam van hun zoon Jezus Christus. Het huwelijk van Jozef met Maria werd door hun wederzijdse heiligheid een nieuwe werkelijkheid, die de eenheid van Christus met zijn Kerk voorafbeeldt. Het is een vooruitlopen op het Koninkrijk, een aanvang van de komende wereld.

            Laatste karaktertrek van Jozef. De Kerk acht Anna en Joachim, de ouders van de Moeder van God  als heilig en rechtvaardig. Waarom rechtvaardig ? Omdat door hen, door de geboorte van de Moeder Gods, Gods gerechtigheid, die niets anders is dan zijn Plan voor het heil van de wereld zal kunnen vervuld worden. Eveneens, omdat Jozef in het bestaan van Maria heeft gedeeld, zonder enige twijfel, zonder de minste reserve, en omdat hij haar roeping als Moeder van de Redder heeft gerespecteerd, is ook Jozef deelgenoot geworden van het Heilsmysterie. Om die reden heeft ook hij deelgenomen aan de komst van  Gods rechtvaardigheid in de wereld en verdient hij ook rechtvaardig genoemd te worden. Wanneer Jozef Maria vergezelt naar Bethlehem, wanneer hij Maria en Jezus vergezelt naar Egypte en hen terugbrengt naar Nazareth, wanneer hij met Maria Jezus aanbiedt in de tempel, wanneer hij Jezus bij
hem opvoedt te Nazareth, in stilte en  discretie, vervult Jozef op mysterieuze wijze het plan van God. Hij is werkelijk een rechtvaardige voor God en de wereld.

 

            Ten slotte, wij kunnen het kort samenvatten, Jozef had een unieke verhouding met de Heer. Jozef had de verantwoordelijkheid voor de opvoeding, zijn onderricht en het leerproces van zijn geadopteerde Zoon, op alle vlakken van cultuur en religie. Alles wat betreft de menselijke natuur van Christus is voortgekomen uit de liefde en het gezag van Jozef, in eenheid met de Moeder van God wel te verstaan. De liefde en de ervaring van Jozef zullen Jezus geleid hebben in Zijn kinderjaren en zelfs in Zijn tienertijd, want op de leeftijd van twaalf jaar kende Jezus altijd Zijn vader. Voor zijn tijdgenoten in Nazareth  zal Jezus altijd de zoon van de schrijnwerker zijn. Voor de aanvang van Zijn openbaar leven toen hij dertig jaar was, heeft Jezus zeker deelgenomen aan het werk van Zijn adoptievader. Hij heeft hen slechts verlaten om het werk in vervulling te brengen van Zijn Vader in de hemel.

 

            Indien Jezus bij het begin van Zijn leven onderworpen was aan Zijn adoptievader, leefde Hij niet minder in Zijn goddelijke persoon in totale communio met Zijn hemelse Vader. Zo leefde Jozef  dicht bij de incarnatie van de Ene van de Heilige Drieeenheid. In de bijzondere band van Jezus met Jozef, zijn het vooral de goddelijke energieën van Jezus die zich zonder ophouden uitgestort hebben over Jozef. Jozef zal er zich bewust van geweest zijn een deelgenoot te zijn  van Jezus, een vereniging, een volstrekte en onzegbare communio, en door Hem met gans de Heilige Drieeenheid.

 

            Deze unieke roeping van Jozef brengt ons terug in herinnering dat voor God armoede een waardigheid is, de stilte en de duisternis een deugd, en de gehoorzaamheid aan zijn wil een voorbeeld voor allen die op hun beurt willen binnentreden in het mysterie van het heil.

 

Vrij vertaald uit ‘Bulletin de la Crypte’

N° 348 – dec.2006 door Kris B.

 

 Twee aspecten van de Kerk

TWEE ASPECTEN VAN  DE KERK

  

 

(uit : essai sur la théologie mystique

de l’église d’Orient’ Vladimir Lossky – hst. IX – pp. 171 vv.)

 

 

 

                        De rol van de twee goddelijke personen, gezonden in de wereld is niet dezelfde,alhoewel de Zoon en de Heilige Geest op aarde hetzelfde werk vervullen : zij scheppen de Kerk welke de vereniging met god voltrekt. (zoals wij hebben gezegd), de Kerk is terzelfdertijd het lichaam van Christus en de volheid van de Heilige Geest., ‘alles in allen vervullend’. De eenheid van het lichaam heeft betrekking tot de natuur, die verschijnt als ‘de enige mens’in Christus; de volheid van de Heilige Geest heeft betrekking op de personen, op de veelheid van menselijke hypostases, waarvan elk een alles en niet alleen een deel vertegenwoordigt.Zo zal de mens tegelijk een deel, een lid van het lichaam van Christus zijn dor zijn natuur, maar ook, als persoon, een zijn die in zich het ‘al’ bevat. De Heilige Geest die als een koninklijke zalving rust over de menselijkheid van de Zoon, hoofd van de Kerk, zich mededelend aan elk lid van dit lichaam,schept , om het zo te zeggen, meerdere Christussen, meerdere gezalfden van de Heer : personen op weg naar de déificatie naast de Goddelijke persoon. De Kerk als zijnde het werk van Christus en van de Heilige Geest. De ecclesiologie heeft een dubbel fundament, zij is geworteld zowel in de christologie als in de pneumatologie.

 

            Pater Y Congar bevestigt in zijn boek over de gescheiden Christenen, dat ‘ de oosterse gedachte in verband met de ecclesiologie, vanaf het begin, voor ogen heeft dat wat het inhoudelijk leert over de goddelijke realiteiten, veeleer dan zijn aardse aspect en zijn menselijke implicaties.De innerlijke realiteit van de eenheid in het geloof en in de liefde, veeleer dan de concrete eisen van de kerkelijke communio. Men heeft de relatief zwakke ecclesiologie van de Griekse Vaders opgemerkt, zegt hij. De waarheid is dat zij in grote mate blijven steken zijn  in een christologie en meer nog in een pneumatologie, de Kerk ziende in Christus en in de Heilige Geest, veeleer dan in zijn kerk-zijn als dusdanig’.

 

            ‘Pater Congar heeft in zekere zin gelijk : de oosterse theologie beschouwd de kerk nooit buiten Christus en de Heilige Geest. Nochtans, dit is zeker geen zwakheid in de benadering van de ecclesiologie : dit betekent veeleer dat voor de oosterse ecclesiologie ‘ het Kerk-zijn’ als zodanig uiterst complex is : zij is niet van deze wereld, alhoewel zij genomen is uit deze wereld, bestaande in de wereld en voor de wereld. De Kerk kan dus niet herleid worden zuiver en alleen tot zijn ‘aards aspect’ en tot de ‘menselijke implicaties’, zonder zijn ware natuur te verloochenen die ze onderscheidt van elke andere menselijke gemeenschap. Pater Congar zoekt tevergeefs in de oosterse dogmatische traditie een sociologie van de Kerk en laat, zonder het te merken, de buitengewone canonische rijkdom van de orthodoxe Kerk, terzijde : de zo verscheidene canons, de buitengewone en schitterende byzantijnse commentatoren zoals Aristide, Balsamon, Zonaras, de moderne canonische literatuur. De canons die het leven van de Kerk in haar aards aspect regelen, zijn onscheidbaar van de christelijke dogma’s. Het zijn geen juridische statuten om het zo te zeggen, maar toepassingen van de kerkelijke dogma’s, van de geopenbaarde traditie, op elk vlak van de moderne samenleving.

In het licht van deze canons verschijnt deze maatschappij als een  ‘totalitaire collectiviteit’, waar ‘het recht van de individuen’ niet bestaat; maar tezelfdertijd is elke persoon in dit lichaam het doel en kan het niet beschouwd worden als een middel. Het is de enige gemeenschap waar de harmonie van de individuele belangen  met deze van de collectiviteit geen onoplosbaar probleem vormt, want de uiterste verzuchtingen van elkeen komen overeen met het hoogste doel van allen, en dit laatste kan niet gerealiseerd worden ten koste van de belangen van iemand anders.

 

            Het gaat hier niet, om het zo te zeggen,over individuën en collectiviteiten, maar om menselijke personen, die hun volmaaktheid slechts kunnen bereiken in de eenheid   van natuur. De incarnatie is het fundament van deze eenheid van natuur ; het Pinksteren is de bevestiging van de veelheid van personen in de Kerk.

 

            Op het vla
k van de ecclesiologie, bevinden wij ons opnieuw voor het onderscheid tussen de natuur en de personen, onderscheid dat wij voor de eerste maal gezien hebben toen wij het dogma hebben onderzocht van de Drieeenheid in de oosterse traditie. Dit is niet verwonderlijk, want zoals Gregorius van Nyssa het zegt : ‘ Het Christendom is een immitatie van de goddelijke natuur’.(1) De Kerk is een beeld van de Heilige Drieeenheid. De Vaders herhalen het voortdurend, de canons bevestigen het, – bij voorbeeld, de beroemde canon 34 van de Apostolische Regels’  die de synodale administratie organiseertt van de metropolitaanse provincies, ‘ opdat de Vader, de Zoon en de Heilige Geest worden verheerlijkt’ in de orde zelf van het kerkelijk leven.Het is in het licht van het dogma van de Heilige Drieeenheid dat de meest bewonderenswaardige eigenschap van de Kerk – deze van de katholiciteit – zich manifesteert in zijn ware betekenis, strikt christelijk, die niet kan vertaald worden door de abstracte term van ‘universaliteit’.Want de strikte betekenis van het woord ‘katholiciteit’ bevat niet alleen de eenheid, maar ook de veelheid ; het duidt een overeenkomst aan tussen de twee of, veeleer, een zekere gelijkheid van de eenheid met de veelheid, die maakt dat de Kerk katholiek is in zijn geheel, zoals  ook in elk van zijn delen. De volheid van alles is niet een som der delen, elk deel bezit dezelfde volheid van het ‘alles’.Het mirakel van de katholiciteit openbaart  in het leven zelf van de Kerk de orde van leven eigen aan de Heilige Drieeenheid. Het dogma van de Drieeenheid , ‘katholiek’ bij uitstek is het model, de ‘canon’ van alle canons van de Kerk, het fundament van elke kerkelijke economie. Wij zullen de kwesties van canonische orde hier terzijde laten, ondanks het belang dat een studie over de intieme band tussen het trinitaire dogma en de administratieve structuur van de orthodoxe Kerk zou kunnen hebben. Dit zou ons te ver verwijderen van ons onderwerp die zich richt op theologische elementen die betrekking hebben op de vraag naar de eenheid met God. Het is alleen vanuit dit standpunt dat wij ons voornemen de oosterse ecclesiologie te bestuderen : De Kerk, als het milieu waar zich de vereniging van de menselijke personen met God realiseert. (p174-midden)

 

Vrij vertaald : Kris Biesbroeck