Feest van de Transfiguratie

 

FEEST VAN DE TRANSFIGURATIE VAN ONZE HEER EN VERLOSSER JEZUS CHRISTUS

 

tr-nov11A

 

 

Op 6  augustus viert de Kerk het feest van de gedaanteverandering van onze Heer en Zaligmaker Jezus Christus op de berg Tabor.

 

‘Het is de theofanie van het licht. De liturgische teksten beklemtonen wat grote Byzantijnse mystici, zoals Symeon de Nieuwe Theoloog en Gregorius Palamas hebben uitgelegd : Gods participeerbaarheid in het licht dat Hij is en uitstraalt. Elke ikoon van de Verheerlijking(…) beeldt de pluriformiteit van dat licht uit, maar ook – in de houdingen van Petrus, Johannes en Jacobus – de totaal verschillende manier waarop de openbaring de mens overkomt ‘ (E.Voordekkers, Ikonen – Theofanie en gebed, p.61)

 

De leerlingen Petrus , Jacobus en Johannes zien in de gedaanteverandering de uitstraling van de goddelijke heerlijkheid, de verandering van het aardse lichaam in dat van de Verrijzenis (daarom wordt Christus altijd in het wit voorgesteld). Maar zij zijn door schrik bevangen en niet in 

staat de inhoud  te begrijpen van de boodschap die hun wordt meegedeeld.

 

De ikoon is geschilderd volgens de teksten van het Nieuwe Testament, zoals deze bij Mattheüs (17,1-16), Marcus (9,28-36) worden aangetroffen : ‘En zie, een stem sprak uit de wolk :’Deze is mijn geliefde Zoon, in wien Ik mijn welbehagen heb; luistert naar Hem’. Toen de leerlingen dit hoorden, vielen zij op hun aangezicht neer en werden zeer bevreesd’. (Uit : Russische Ikonen, uitg.Atrium)

 

Daar 6 augustus op een maandag valt, wordt het feest in de kerk gevierd op zondag 5 augustus.

 

Zaterdagavond 18.30 u.: Vespers van het feest

Zondag voormiddag om 10.30 u. : Goddelijke Liturgie van het feest van de verheerlijking op de berg Tabor

Goddelijke liturgie van Johannes Chrysostomos in het italiaans


 

Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo

Source: fanarion.blogspot.gr

“…se vi capiterà di assistere a un servizio divino (…)

entrerete in contatto con ciò di cui realmente vive la Chiesa,

e vedrete come essa vive.

E una volta venuti in contatto con essa anche voi,

per qualche ora o per un istante, potrete diventare un’altra persona.

Durante quel lungo, tormentoso eppur lieto star ritti in una chiesa

sentirete (se aprite il vostro cuore) – come nel punto di intersezione di due raggi o di due torrenti ininterrotti: pentimento e grazia –

che si scioglie e si dilegua tutto ciò che è accumulato, etico, solidamente razionale,

tutto ciò che è necessario alla vita civilizzata,

tutto ciò che è troppo individuale,

tutto ciò che è mediamente umano.

E questo momento di gioia spirituale – se riuscite a incorporarvi in essa –

deve colmare totalmente di sé la vita.

Ma per giungere a un fine così inconcepibilmente elevato

è indispensabile distinguere totalmente le passioni terrene,

troncare la volontà propria, dedicarsi al digiuno, alla preghiera, a una lunga, volontaria crocifissione.

La concezione ortodossa non è umana in senso ontologico;

non conosce infatti concetti come quelli di “natura umana” o “legge di natura” nella loro accezione neutra;

ogni uomo in quanto dato è uno strumento guasto, corrotto,

che deve essere accordato attraverso un duro lavoro spirituale

perché renda gloria al Creatore…”

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Vladimir Zelinsky

(da: “Convertiti alla Chiesa”)

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Dopo essersi inchinato davanti alle Porte Sante, il Diacono dice:

Benedici, signore.

Il Sacerdote, elevando il s. Vangelo e facendo con esso un segno di croce, ad alta voce dice:

Benedetto il regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Quindi il Diacono, davanti alle Porte Sante, dice le invocazioni di pace, mentre i Cori cantano alternativamente, con ogni devozione: Signore, pietà.

In pace preghiamo il Signore.

Per la pace che viene dall’alto e per la salvezza delle anime nostre, preghiamo il Signore.

Per la pace del mondo intero, per la prosperità delle Sante Chiese di Dio e per l’unione di tutti, preghiamo il Signore.

Per questa santa dimora, e per coloro che vi entrano con fede, pietà e timor di Dio, preghiamo il Signore.

Per il nostro beatissimo Patriarca (o piissimo Metropolita, o Arcivescovo, o Vescovo) N., per il venerabile presbiterio e per il diaconato in Cristo, per tutto il clero e il popolo, preghiamo il Signore.

Per i nostri Governanti e per le Autorità civili e militari, preghiamo il Signore.

Per questa città (o santo monastero, o paese), per ogni città e paese, e per i fedeli che vi abitano, preghiamo il Signore.

Per la salubrità del clima, per l’abbondanza dei frutti della terra e per tempi di pace, preghiamo il Signore.

Per i naviganti, i viandanti, i malati, i sofferenti, i prigionieri, e per la loro salvezza, preghiamo il Signore.

Per essere liberati da ogni afflizione, flagello, pericolo e necessità, preghiamo il Signore.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Facendo memoria della tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di Dio e sempre vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

Il Coro: A te, o Signore.

Preghiera della prima Antifona, sommessamente.

Signore Dio nostro, la cui potenza è incomparabile, la misericordia immensa e l’amore per gli uomini ineffabile: tu, o Sovrano, per la tua clemenza volgi lo sguardo su di noi e sopra questa santa dimora, e largisci a noi e a quanti pregano con noi copiose le tue misericordie e la tua pietà.

A voce alta: Poiché ogni gloria, onore e adorazione si addice a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

I Cori cantano la prima antifona, o il primo salmo dei Tipici, secondo la prescrizione rituale. Durante il canto, il Diacono, fatto un inchino profondo, si sposta e va a collocarsi davanti all’lcone della Madre di Dio, rivolto verso quella del Cristo, tenendo l’Orarion con tre dita della destra.

Al termine dell’Antifona, ritornato al posto consueto, fatto un inchino profondo, dice:

Ancora preghiamo in pace il Signore.

Il Coro: Signore, pietà.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Signore, pietà.

Facendo memoria della tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

Il Coro: A te, o Signore.

Preghiera della seconda Antifona, sommessamente.

Signore, Dio nostro, salva il tuo popolo e benedici la tua eredità ; custodisci in pace tutta quanta la tua Chiesa, santifica coloro che amano il decoro della tua dimora ; tu, in cambio, glorificali con la tua divina potenza e non abbandonare noi che speriamo in te.

A voce alta: Poiché tua è la potenza, il regno, la forza e la gloria, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

I Cori cantano parimenti la seconda Antifona o il secondo salmo dei Tipici. Il Diacono si comporta come durante la prima Antifona.

Alla fine dell’Antifona, o del salmo dei tipici, si aggiunge:

0 unigenito Figlio e Verbo di Dio, che pur essendo immortale, hai accettato per la nostra salvezza d’incarnarti nel seno della santa Madre di Dio e sempre vergine Maria: Tu, che senza mutamento, ti sei fatto uomo e fosti crocifisso, o Cristo Dio, con la tua morte calpestando la morte ; Tu, che sei uno della Trinità santa, glorificato con il Padre e con lo Spirito Santo, salvaci.

Al termine dell’lnno O unigenito Figlio, il Diacono dice la piccola litania:

Ancora preghiamo in pace il Signore.

Il Coro: Signore, pietà.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Signore, pietà.

Facendo memoria della tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di Dio e sempre vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

Il Coro: A te, o Signore.

Il Diacono entra nel s. Vima per la porta sud.

Preghiera della terza Antifona, sommessamente.

Tu che ci hai concesso la grazia di pregare insieme unendo le nostre voci, Tu che hai promesso di esaudire le suppliche anche di due o tre uniti nel tuo nome; Tu, anche ora, esaudisci le richieste dei tuoi servi a loro bene, e concedi nella vita presente la conoscenza della tua verità, e nel secolo futuro la vita eterna.

A voce alta: Poiché tu sei Dio buono e amico degli uomini, e noi rendiamo gloria a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Mentre i Cori cantano la terza Antifona, o i Macarismi, giunti al Gloria, il Sacerdote e il Diacono fanno tre profondi inchini davanti alla s. Mensa. Si aprono le Porte sante.

Il Sacerdote, preso il s. Vangelo, lo consegna al Diacono. Escono dalla porta Nord, preceduti dai ceroferari e fanno il piccolo Introito.

Stando al posto consueto, ambedue chinano la testa. Il Diacono dice sottovoce: Preghiamo il Signore. Il Sacerdote recita la seguente preghiera.

Preghiera dell’Introito. Sommessamente.

Sovrano Signore, Dio nostro, che hai costituito nei cieli schiere ed eserciti di Angeli ed Arcangeli a servizio della tua gloria, fa che al nostro ingresso si accompagni l’ingresso degli Angeli santi, che con noi celebrino e glorifichino la tua bontà.

Poiché ogni gloria, onore e adorazione si addice a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Terminata la preghiera, il Diacono, tenendo l’Oràrion con tre dita, dice al Sacerdote, indicando l’oriente con la destra:

Benedici, signore, il santo ingresso.

Il Sacerdote, benedicendo, dice sommessamente:

Sia benedetto l’ingresso dei tuoi Santi in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Quindi il Diacono porge a baciare il s. Vangelo al Sacerdote, mentre egli bacia la mano del Sacerdote stesso.

Al termine del Doxasticòn dei Macarismì o della terza Antifona, il Diacono, stando nel mezzo, davanti al Sacerdote, solleva le mani mostrando il s. Vangelo e facendo con esso il segno della croce, dice a voce alta:

Sapienza! In piedi!

E si canta l’Isodikòn:

Venite, adoriamo e prostriamoci davanti a Cristo. O Figlio di Dio, ammirabile nei Santi (Se è Domenica, si dice: …che sei risorto dai morti), salva noi che a te cantiamo: Alliluia.

Nelle feste del Signore si canta l’Isodikòn della Festa.

Quindi fatto un inchino profondo, entrano nel s. Vima attraverso le Porte regie, e il Diacono depone il s. Vangelo sopra la s. Mensa.

I Cantori dicono i consueti Tropari, mentre il Sacerdote recita la seguente preghiera.

Preghiera dell’Inno Trisagio. Sommessamente.

Dio santo, che dimori nel santuario e sei lodato con l’inno trisagio dai Serafini e glorificato dai Cherubini e adorato da tutte le Potestà celesti: Tu, che dal nulla hai tratto all’essere tutte le cose, che hai creato l’uomo a tua immagine e somiglianza, adornandolo di tutti i tuoi doni; Tu, che dài sapienza e prudenza a chi te ne chiede e non disprezzi il peccatore, ma hai istituito la penitenza a salvezza ; Tu, che hai reso noi, miseri e indegni tuoi servi, degni di stare anche in quest’ora dinanzi alla gloria del tuo santo altare e di offrirti l’adorazione e la glorificazione a te dovuta: Tu stesso, o Sovrano, accetta anche dalle labbra di noi peccatori l’inno trisagio, e volgi nella tua bontà lo sguardo su di noi. Perdonaci ogni colpa volontaria ed involontaria: santifica le anime nostre e i nostri corpi, e concedici di renderti santamente il culto tutti i giorni della nostra vita, per l’intercessione della santa Madre di Dio e di tutti i Santi, che sin dal principio dei secoli ti furono accetti.

Giunti i cantori all’ultimo Tropario, il Diacono, piegando la testa e tenendo l’Oràrion in mano con tre dita, dice al Sacerdote:

Benedici, signore, il tempo del Trisagion.

E il Sacerdote, segnandolo con la croce, dice a voce alta:

Poiché tu sei santo, o Dio nostro, e noi rendiamo gloria a te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre.

Il Diacono viene vicino alle s. Porte, e prosegue dicendo ad alta voce, rivolgendosi a quelli di fuori:

E nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn. E si canta l’inno trisagio.

Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi (tre volte).

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Santo Immortale, abbi pietà di noi.

Il Diacono: Più forte!

Il Coro: Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi.

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In alcune feste, invece del Trisagio, si canta:

Quanti siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti. Alliluia.

Nella terza Domenica della santa e grande Quaresima e nella festa dell’universale Esaltazione della preziosa e vivificante Croce, si canta:

Adoriamo la tua Croce, o Sovrano, e glorifichiamo la tua santa Risurrezione.

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Mentre si canta il Trisagio, anche il Sacerdote e il Diacono lo recitano, accompagnandolo con tre inchini profondi davanti alla s. Mensa.

Quindi il Diacono dice, rivolto al Sacerdote:

Comanda, signore.

Si recano al Trono. Nell’andare, il Sacerdote dice:

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Il Diacono: Benedici, signore, la superna Cattedra.

Il Sacerdote: Benedetto sei Tu, sul trono di gloria del tuo regno, assiso sui Cherubini, in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Al termine del Trisagio, il Diacono si porta davanti alle Porte sante e dice:

Stiamo attenti!

Il Lettore recita i versetti del Prokìmenon.

Il Diacono: Sapienza!

Il Lettore dice il titolo della lezione dell’Apostolo.

Il Diacono: Stiamo attenti.

Terminata la lettura del brano dell’Apostolo, il Sacerdote dice:

Pace a te, che hai letto.

Mentre il Lettore canta l’Alliluia con i versetti, il Diacono, messo l’incenso nel turibolo, si avvicina al Sacerdote e ne riceve la benedizione. Tracciata la croce, incensa tutto intorno la s. Mensa, il Santuario, le sacre Iconi ed il Sacerdote.

Il Sacerdote, stando davanti alla s. Mensa, dice sommessamente la seguente preghiera:

Preghiera prima del Vangelo

O Signore, amico degli uomini, fa risplendere nei nostri cuori la pura luce della tua divina conoscenza, e apri gli occhi della nostra mente all’intelligenza dei tuoi insegnamenti evangelici. Infondi in noi il timore dei tuoi santi comandamenti, affinché, calpestati i desideri carnali, noi trascorriamo una vita spirituale, meditando ed operando tutto ciò che sia di tuo gradimento. Poiché tu sei la luce delle anime e dei corpi nostri, o Cristo Dio, e noi rendiamo gloria a te insieme con il tuo eterno Padre e il tuo Spirito santissimo, buono e vivificante, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Il Diacono, deposto il turibolo, si accosta al Sacerdote e, piegando la testa, prende il s. vangelo dalle mani del Sacerdote e, tenendo l’Oràrion con la punta delle dita, dice:

Benedici, signore, colui che va ad annunziare il Vangelo del santo glorioso Apostolo ed Evangelista N. (Matteo, o Marco, o Luca, o Giovanni).

Il Sacerdote, segnandolo con la croce, dice:

Dio, per intercessione dell’ Apostolo ed Evangelista N., ti conceda di annunziare con grande efficacia la sua parola, in adempimento del Vangelo del suo diletto Figlio e Signore nostro, Gesù Cristo.

Il Diacono conclude: Amìn. Quindi, facendo una metania, prende il vangelo e, preceduto dai ceroferari, esce dalle Porte Sante recandosi all’ambone o neI luogo stabilito.

ll Sacerdote, stando davanti alla s. Mensa, rivolto verso occidente, dice ad alta voce:

Sapienza! In piedi! Ascoltiamo il santo Vangelo. Pace a tutti.

Il Coro: E al tuo spirito.

Il Diacono: Lettura del santo Vangelo secondo N. (Matteo, o Marco, o Luca, o Giovanni).

Il Coro: Gloria a te, o Signore, gloria a te.

Il Sacerdote: Stiamo attenti!

Terminato il Vangelo, il Coro dice: Gloria a te, o Signore, gloria a te.

Il Diacono si reca fino alle Porte sante e consegna al Sacerdote il s. vangelo. Questi nel prenderlo dice al Diacono:

Pace a te, che hai annunciato la buona novella.

Baciando il s. Vangelo e tracciando con esso un segno di croce verso il popolo, lo depone sulla s. Mensa.

Nuovamente si chiudono le Porte sante.

Il Diacono, stando al suo consueto posto, dice la grande Litania, mentre i due Cori cantano, alternativamente, con ogni devozione: Signore, pietà (tre volte).

Diciamo tutti con tutta l’anima, e con tutta la nostra mente diciamo:

Signore onnipotente, Dio dei Padri nostri, ti preghiamo, esaudiscici ed abbi pietà.

Abbi pietà di noi, o Dio, secondo la tua grande misericordia ; noi ti preghiamo, esaudiscici ed abbi pietà.

Preghiera della grande supplica. Sommessamente.

Signore, nostro Dio, accetta dai tuoi servi questa insistente supplica ed abbi pietà di noi secondo l’abbondanza della tua misericordia, e fa discendere i tuoi benefici su di noi e su tutto il tuo popolo, che da te attende copiosa misericordia.

Preghiamo ancora per il nostro beatissimo Patriarca N. (o per il nostro piissimo Metropolita, o Arcivescovo, o Vescovo) e per il venerato presbiterio.

Preghiamo per i nostri fratelli, sacerdoti, ieromonaci, diaconi, ierodiaconi e monaci, e per tutti i nostri fratelli in Cristo.

Preghiamo ancora per implorare sui servi di Dio, che dimorano in questa città (o paese) (o sui fratelli di questo santo monastero) misericordia, vita, pace, sanità, salvezza, protezione, perdono e remissione dei peccati.

Preghiamo ancora per i beati e indimenticabili fondatori di questa santa chiesa (o monastero), e per tutti i padri e fratelli nostri defunti, che qui piamente riposano, e per gli ortodossi di tutto il mondo.

Preghiamo ancora per coloro che presentano offerte e operano il bene in questo santo e venerato tempio, e per coloro che qui prestano servizio e cantano, e per tutto il popolo qui presente che da te attende grande e copiosa misericordia.

A voce alta: Poiché tu sei Dio misericordioso e amico degli uomini, e noi rendiamo gloria a te: Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Diacono dice, mentre i cori rispondono, alternativamente: Signore, pietà.

Catecumeni, pregate il Signore.

Fedeli, preghiamo per i catecumeni.

Affinché il Signore abbia misericordia di loro.

Li istruisca nella parola della verità.

Riveli loro il Vangelo della giustizia.

Li unisca alla sua santa Chiesa, cattolica e apostolica.

Salvali, abbi pietà di loro, soccorrili e custodiscili, o Dio, con la tua grazia.

Catecumeni, chinate il vostro capo al Signore.

Il Coro: A te, o Signore.

Preghiera dei catecumeni, detta sommessamente dal Sacerdote, prima di dispiegare l’Iletòn:

Signore, Dio nostro, che abiti nel più alto dei cieli e riguardi alle più umili creature, che per la salute del genere umano mandasti l’unigenito tuo Figlio e Dio, il nostro Signore Gesù Cristo, rivolgi lo sguardo sui tuoi servi catecumeni, che a te hanno chinato il loro capo, e rendili degni, nel tempo propizio, del lavacro della rigenerazione, della remissione dei peccati e della veste dell’incorruttibilità ; uniscili alla tua santa Chiesa, cattolica ed apostolica, e annoverali tra l’eletto tuo gregge.

A voce alta: Affinché, insieme con noi, anch’essi glorifichino l’onorabilissimo e magnifico tuo nome, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote dispiega l’Iletòn.

Il Diacono: Catecumeni, uscite tutti! Catecumeni, uscite! Tutti voi catecumeni, uscite! Non rimanga nessun catecumeno. Tutti noi fedeli, ancora preghiamo in pace il Signore.

Il Coro: Signore, pietà.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Signore, pietà.

Sapienza!

Prima preghiera dei fedeli, detta sommessamente dal Sacerdote, dopo aver dispiegato l’Iletòn:

Rendiamo grazie a Te, o Dio delle Potestà, che ci degni del favore di stare anche ora davanti al tuo santo altare e d’implorare prostrati le tue misericordie per i nostri peccati e per le mancanze del popolo. Accogli, o Dio, la nostra preghiera. Rendici degni di offrirti preci, suppliche e sacrifici incruenti per tutto il tuo popolo ; e rendi capaci noi, ai quali hai affidato questo tuo ministero per la potenza dello Spirito Santo, d’invocarti in ogni tempo ed in ogni luogo, senza condanna e senza colpa con la pura testimonianza della nostra coscienza: ascoltaci e sii a noi propizio nell’immensa tua bontà.

A voce alta: Poiché ogni gloria, onore, e adorazione si addice a Te: Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Diacono: Ancora preghiamo in pace il Signore.

Il Coro: Signore, pietà.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Signore, pietà.

Sapienza!

Seconda Preghiera dei fedeli, detta sommessamente dal Sacerdote:

Di nuovo e più volte ci prostriamo dinanzi a te e ti preghiamo, o buono e amico degli uomini, affinché Tu, riguardando benigno alla nostra preghiera, purifichi le anime nostre e i nostri corpi da ogni impurità della carne e dello spirito, e ci conceda di stare, liberi da colpa e da condanna, davanti al tuo santo altare. Dona, o Dio, anche a quelli che pregano con noi il progresso nella vita, nella fede e nell’intelligenza spirituale. Concedi loro che ti servano sempre con timore ed amore, e partecipino senza colpa e senza condanna ai tuoi santi misteri e siano resi degni del tuo celeste regno.

A voce alta: Affinché, custoditi sempre dalla tua potenza, rendiamo gloria a Te: Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Diacono entra nel sacro Vima per il lato Nord e si aprono le sante Porte.

Il primo Coro incomincia a cantare lentamente e melodiosamente l’Inno Cherubico:

Noi che misticamente raffiguriamo i Cherubini, e alla Trinità vivificante cantiamo l’inno trisagio, deponiamo ogni mondana preoccupazione.

Mentre si canta l’Inno Cherubico, il Sacerdote dice sommessamente la seguente preghiera.

Preghiera dell’Inno Cherubico

Nessuno che sia schiavo di desideri e di passioni carnali è degno di presentarsi o di avvicinarsi o di offrire sacrifici a Te, Re della gloria, poiché il servire Te è cosa grande e tremenda anche per le stesse Potenze celesti. Tuttavia, per l’ineffabile e immenso tuo amore per gli uomini, ti sei fatto uomo senza alcun mutamento e sei stato costituito nostro sommo Sacerdote, e, quale Signore dell’universo, ci hai affidato il ministero di questo liturgico ed incruento sacrificio. Tu solo infatti, o Signore Dio nostro, imperi sovrano sulle creature celesti e terrestri, tu che siedi su un trono di Cherubini, Tu che sei Signore dei Serafini e Re di Israele, Tu che solo sei santo e dimori nel santuario. Supplico dunque Te, che solo sei buono e pronto ad esaudire: volgi il tuo sguardo su di me peccatore e inutile tuo servo, e purifica la mia anima e il mio cuore da una coscienza cattiva ; e, per la potenza del tuo Santo Spirito, fa che io, rivestito della grazia del sacerdozio, possa stare dinanzi a questa tua sacra mensa e consacrare il tuo corpo santo ed immacolato e il sangue tuo prezioso. A Te mi appresso, inchino il capo e ti prego: non distogliere da me il tuo volto e non mi respingere dal numero dei tuoi servi, ma concedi che io, peccatore e indegno tuo servo, ti offra questi doni. Tu infatti, o Cristo Dio nostro, sei l’offerente e l’offerto, sei colui che riceve i doni e che in dono ti dai, e noi ti rendiamo gloria insieme con il tuo Padre senza principio, e il santissimo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Durante il canto dell’Inno Cherubico, il Diacono, preso il turibolo, vi mette l’incenso e, tracciata una croce, si avvicina al Sacerdote. Presane la benedizione, incensa intorno la s. Mensa, tutto il Santuario, il Sacerdote, infine le sacre Iconi e tutto il popolo. Recita il salmo 50 e i tropari penitenziali a sua scelta. Rientrato nel santuario, depone il turibolo.

Quindi il Sacerdote e il Diacono recitano l’Inno Cherubico davanti alla s. Mensa.

Il Sacerdote: Noi che misticamente raffiguriamo i Cherubini, e alla Trinità vivificante cantiamo l’inno trisagio, deponiamo ogni mondana preoccupazione.

Il Diacono: Affinché possiamo accogliere il Re dell’universo, scortato invisibilmente dalle angeliche schiere. Alliluia, alliluia, alliluia.

Baciano poi la s. Mensa e, fatto un nuovo inchino profondo, rivolti al popolo chinano le loro teste. E così, precedendo il Diacono, vanno alla Pròtesi. Il Diacono incensa i s. Doni recitando tra se stesso tre volte: O Dio, sii propizio a me peccatore e abbi pietà di me. Dice poi, rivolto al Sacerdote: Eleva, o signore. Il Sacerdote prende l’Aìr e ponendolo sulle spalle del Diacono, dice:

Elevate le vostre mani verso le cose sante e benedite il Signore.

Quindi preso il s. Disco, ricoperto dal velo, lo pone sulla testa del Diacono con ogni attenzione e riverenza; il Diacono regge con un dito anche il turibolo. Il Sacerdote prende il s. Calice tra le mani. Escono per il lato Nord, preceduti dai ceroferari. Girano processionalmente nel Tempio, facendo il grande Introito e dicendo:

Il Signore Dio si ricordi di tutti noi nel suo regno in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Coro, completa l’Inno Cherubico:

Affinché possiamo accogliere il Re dell’universo, scortato invisibilmente dalle angeliche

schiere. Alliluia, alliluia, alliluia.

Il Diacono, entrando per le s. Porte, si ferma sulla destra e, mentre il Sacerdote sta per entrare, gli dice:

Il Signore Dio si ricordi del tuo sacerdozio nel suo regno in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Ed il Sacerdote a lui:

Il Signore Dio si ricordi del tuo diaconato (o ierodiaconato) nel suo regno, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Sacerdote depone il s. Calice sulla sacra Mensa e, preso il s. Disco dalla testa del Diacono, lo colloca sul lato destro della Mensa.

Nuovamente si chiudono le s. Porte e la tenda.

Il Sacerdote quindi, tolti i veli dal s. Disco e dal s. Calice, li colloca in un canto della s. Mensa. Prende poi l’Aìr dalle spalle del Diacono, e, incensatolo, ricopre i s. Doni, dicendo:

Giuseppe d’Arimatea, deposto dalla croce l’intemerato tuo corpo, lo involse in una candida sindone con aromi e, resigli i funebri onori, lo pose in un sepolcro nuovo.

Prende il turibolo dalle mani del Diacono e incensa i s. Doni tre volte, dicendo:

Allora offriranno vitelli sul tuo altare (tre volte).

Restituito il turibolo, abbassa il Felònion e, chinata la testa, dice al Diacono:

Ricordati di me, fratello e concelebrante.

Ed il Diacono a lui:

Il Signore Dio si ricordi del tuo sacerdozio nel suo regno.

E il Sacerdote al Diacono:

Prega per me, o mio concelebrante.

Il Diacono: Lo Spirito Santo discenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà.

Il Sacerdote: Lo stesso Spirito concelebrerà con noi tutti i giorni di nostra vita.

Il Diacono, chinando anche egli il capo mentre regge l’Oràrion con tre dita della destra, dice al Sacerdote:

Ricordati di me, signore santo.

Il Sacerdote: Il Signore Dio si ricordi di te nel suo regno in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Diacono, detto Amìn, bacia la destra del Sacerdote ed esce. Dal posto consueto, dice:

Compiamo la nostra preghiera al Signore.

I Cori alternativamente: Signore, pietà.

Per i preziosi doni offerti, preghiamo il Signore.

Per questa santa dimora, e per coloro che vi entrano con fede, pietà e timor di Dio, preghiamo il Signore.

Per essere liberati da ogni afflizione, flagello, pericolo e necessità, preghiamo il Signore.

Preghiera dell’Offerta, detta sommessamente dal Sacerdote, dopo la deposizione dei Doni divini sulla s. Mensa:

Signore, Dio onnipotente, tu che solo sei santo e accetti il sacrificio di lode da coloro che

t’invocano con tutto il cuore, accogli anche la preghiera di noi peccatori, e fa che giunga al tuo santo altare. Rendici atti ad offrirti doni e sacrifici spirituali per i nostri peccati e per le mancanze del popolo. Dégnati di farci trovare grazia al tuo cospetto, affinché ti sia accetto il nostro sacrificio, e lo Spirito buono della tua grazia scenda su di noi, su questi doni qui presenti e su tutto il tuo popolo.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Signore, pietà.

Chiediamo al Signore che l’intero giorno sia perfetto, santo, tranquillo e senza peccato.

I Cori alternativamente: Concedi, o Signore.

Chiediamo al Signore un angelo di pace, guida fedele, custode delle anime nostre e dei nostri corpi.

Chiediamo al Signore la remissione e il perdono dei nostri peccati e delle nostre colpe.

Chiediamo al Signore ogni bene, utile alle anime nostre, e la pace per il mondo.

Chiediamo al Signore la grazia di trascorrere il resto della nostra vita nella pace e nella penitenza.

Chiediamo una morte cristiana, serena, senza dolore e senza rimorso, e una valida difesa dinanzi al tremendo tribunale di Cristo.

Facendo memoria della tuttasanta, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di Dio e sempre vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

Il Coro: A te, o Signore.

Il Sacerdote, a voce alta: Per la misericordia del tuo unigenito Figlio, con il quale sei benedetto insieme con il santissimo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote: Pace a tutti.

Il Coro: E al tuo spirito.

Il Diacono: Amiamoci gli uni gli altri, affinché in unità di spirito, professiamo la nostra fede.

Il Coro: Nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo: Trinità consustanziale e indivisibile.

Il Sacerdote fa tre inchini e dice sommessamente:

Ti amerò, o Signore, mia forza ; il Signore è mio sostegno, mio rifugio e mio liberatore.

Bacia quindi i s. Doni, così come sono ricoperti, prima il s. Disco, poi il s. Calice e la s. Mensa davanti a lui. Parimenti anche il Diacono fa tre inchini profondi, nel luogo dove sta, e bacia il suo Oràrion dove è il segno della croce e poi dice a voce alta:

Le porte! Le porte! Con sapienza stiamo attenti.

Si apre la tenda.

Il Sacerdote, sollevando l’Aìr e dispiegandolo sopra i Doni, lo agita.

Il popolo, o, com’è d’uso, colui che presiede, recita:

Credo in un solo Dio Padre, onnipotente Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. E in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli; Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato; della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo. Fu pure crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, e patì e fu sepolto e il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture. È salito al cielo e siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti: e il suo regno non avrà fine. E nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato: e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo nella Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà Amìn.

Il Diacono: Stiamo con devozione, stiamo con timore attenti ad offrire in pace la santa oblazione.

Il Coro: Offerta di pace, sacrificio di lode.

Il Diacono fa un inchino profondo ed entra nel s. Vima per il lato Sud.

Il Sacerdote, tolto l’Aìr dai santi Doni, lo depone in disparte; poi si rivolge al popolo e dice a voce alta:

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi (e benedice il popolo).

Il Coro: E con il tuo spirito.

Il Sacerdote, alzando le mani, prosegue ad alta voce:

Innalziamo i nostri cuori.

Il Coro: Sono rivolti al Signore.

Il Sacerdote, volgendosi verso oriente, dice:

Rendiamo grazie al Signore.

Il Coro: È cosa buona e giusta adorare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo: Trinità consustanziale e indivisibile.

Mentre il Diacono agita con devozione il Ripidio sopra i sacri Doni, il Sacerdote prega sommessamente:

È degno e giusto celebrarti, benedirti, lodarti, ringraziarti, adorarti in ogni luogo del tuo dominio. Poiché tu sei il Dio ineffabile, inconcepibile, invisibile, incomprensibile, sempre esistente e sempre lo stesso: Tu e il tuo unigenito Figlio e il tuo Santo Spirito. Tu dal nulla ci hai tratti all’esistenza e, caduti, ci hai rialzati ; e nulla hai tralasciato di fare fino a ricondurci al cielo e a donarci il futuro tuo regno. Per tutti questi beni rendiamo grazie a te, all’unigenito tuo Figlio e al tuo Santo Spirito, per tutti i benefici a noi fatti che conosciamo e che non conosciamo, palesi ed occulti. Ti rendiamo grazie altresì per questo sacrificio, che ti sei degnato di ricevere dalle nostre mani, sebbene ti stiano dinanzi migliaia di Arcangeli e miriadi di Angeli, i Cherubini e i Serafini dalle sei ali e dai molti occhi, sublimi, alati,

Prosegue quindi ad alta voce:

i quali cantano l’inno della vittoria, esclamando e a gran voce dicendo:

In questo momento il Diacono prende l’Asterisco dal s. Disco, traccia sopra di esso un segno di croce e, baciandolo, lo pone in disparte.

Il Coro: Santo, Santo, Santo, il Signore dell’universo: il cielo e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell’alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell’alto dei cieli.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Noi pure, o Signore, amico degli uomini, con queste beate Potenze esclamiamo e diciamo: Sei santo, tutto santo,Tu e il tuo unigenito Figlio e il tuo Santo Spirito. Sei santo, tutto santo e magnifica è la tua gloria. Tu hai amato il mondo a tal segno da dare l’unigenito tuo Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Egli, compiendo con la sua venuta tutta l’economia di salvezza a nostro favore, nella notte in cui veniva tradito, o, piuttosto, consegnava se stesso per la vita del mondo, prese il pane nelle sue mani sante, innocenti e immacolate, e, dopo aver rese grazie, lo benedisse (e benedice), lo santificò, lo spezzò e lo diede ai suoi santi discepoli e apostoli, dicendo:

II Sacerdote, a capo chino, alzando con riverenza la destra, mentre il Diacono indica il s. Disco e regge l’Oràrion con tre dita della destra:

Prendete, mangiate: questo è il mio Corpo, che per voi viene spezzato in remissione dei peccati.

Il Coro: Amìn.

Quindi segna con la croce il s. Calice, dicendo sommessamente:

Similmente anche il calice, dopo che ebbe cenato, dicendo:

Piegando la testa, con la mano sollevata, con riverenza, dice a voce alta, mentre il Diacono gli indica il s. Calice e regge l’Oràrion con tre dita della destra:

Bevetene tutti: questo è il mio Sangue, del Nuovo Testamento, che viene sparso per voi e per molti in remissione dei peccati.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Memori dunque di questo precetto del Salvatore e di tutto ciò che è stato compiuto per noi: della croce, della sepoltura, della resurrezione al terzo giorno, dell’ascensione ai cieli, della sua presenza alla destra del Padre, della seconda e gloriosa venuta.

Ad alta voce: Gli stessi doni, da Te ricevuti, a Te offriamo in tutto e per tutto.

Il Coro: A Te inneggiamo, Te benediciamo, Te ringraziamo, o Signore, e Ti supplichiamo, o Dio nostro.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Ancora ti offriamo questo culto spirituale e incruento; e ti invochiamo e ti preghiamo, e ti supplichiamo: manda il tuo Spirito Santo su di noi e sopra i Doni qui presenti.

Il Diacono depone il Ripìdion e si accosta al Sacerdote ; ambedue fanno tre inchini profondi davanti alla s. Mensa. Quindi il Diacono, a capo chino, indicando con l’Oràrion il s. Pane, dice sommessamente:

Benedici, signore, il santo Pane.

Il Sacerdote, rialzando il capo, fa il segno della croce sul s. Pane, dicendo:

E fa di questo Pane il prezioso Corpo del tuo Cristo.

Il Diacono: Amìn.

E di nuovo il Diacono, indicando con l’Oràrion il s. Calice:

Benedici, signore, il santo Calice.

E il Sacerdote, benedicendo, dice:

E fa di ciò che è in questo Calice il prezioso Sangue del tuo Cristo.

Il Diacono: Amìn.

Nuovamente il Diacono, indicando con l’Oràrion ambedue le Specie, dice:

Benedici, signore, ambedue le Cose sante.

E il Sacerdote, benedicendo ambedue le Cose sante, dice:

Trasmutandole per virtù del tuo Santo Spirito.

Il Diacono: Amìn, amìn, amìn.

E dopo aver inchinato il capo al Sacerdote e detto: Ricòrdati di me peccatore, o signore santo, si pone nel luogo dove stava prima, e, preso il Ripìdion, ventila i s. Doni, come prima.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Affinché, per coloro che ne partecipano, siano purificazione dell’anima, remissione dei peccati, unione nel tuo Santo Spirito, compimento del regno dei cieli, titolo di fiducia in te e non di giudizio o di condanna.

Ti offriamo inoltre questo culto spirituale per quelli che riposano nella fede: Progenitori, Padri, Patriarchi, Profeti, Apostoli, Predicatori, Evangelisti, Martiri, Confessori, Vergini, e per ogni anima giusta che ha perseverato fino alla fine nella fede.

Preso il turibolo, incensa tre volte la s. Mensa, dicendo ad alta voce:

In modo particolare ti offriamo questo sacrificio per la tuttasanta, immacolata, bene-

detta, gloriosa Signora nostra, Madre di Dio e sempre vergine Maria.

Consegna il turibolo aI Diacono, che incensa intorno alla s. Mensa, e commemora i morti e i vivi che vuole.

Il Coro: È veramente giusto proclamare beata te, o Deìpara, che sei beatissima, tutta pura e Madre del nostro Dio. Noi magnifichiamo te, che sei più onorabile dei Cherubini e incomparabilmente più gloriosa dei Serafini, che in modo immacolato partoristi il Verbo di Dio, o vera Madre di Dio.

Nelle feste del Signore e della Madre di Dio e nelle loro Apòdosi, si canta l’Inno dell’Ode nona.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Per il santo profeta e precursore Giovanni Battista, per i santi gloriosi e insigni Apostoli, per il Santo N., di cui celebriamo la memoria, e per tutti i tuoi santi: per le loro preghiere, o Signore, visitaci benevolmente.

Ricòrdati anche di tutti quelli che si sono addormentati nella speranza della resurrezione per la vita eterna.

Qui il Sacerdote commemora i defunti che vuole.

E fa che riposino ove risplende la luce del tuo volto.

Ancora ti preghiamo: ricòrdati, o Signore, di tutto l’episcopato ortodosso, che dispensa rettamente la tua parola di verità, di tutto il presbiterio, del diaconato in Cristo e di tutto il clero.

Ancora ti offriamo questo culto spirituale per tutto il mondo, per la Santa Chiesa cattolica e apostolica, per coloro che vivono nella castità e nella santità, per i nostri governanti e per le autorità civili e militari. Concedi loro, o Signore, un governo pacifico, affinché noi pure in questa loro pace trascorriamo piamente e degnamente una vita quieta e tranquilla.

A voce alta: Ricòrdati in primo luogo, o Signore, […] del nostro beatissimo Patriarca N., e del nostro piissimo (Metropolita, o Arcivescovo o Vescovo N.,) e concedi alle tue sante Chiese che essi vivano in pace, incolumi, onorati, sani, longevi e dispensino rettamente la tua parola di verità.

Il Diacono, stando davanti alle Porte sante, commemora i vivi. Poi dice a voce alta:

E ricòrdati, o Signore, di quelli che ciascuno ha in mente, e di tutti e di tutte.

Il Coro: E di tutti e di tutte.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Ricòrdati, o Signore, della città (o paese, o monastero) in cui dimoriamo, e di ogni città e paese, e dei fedeli che vi abitano. Ricòrdati, o Signore, dei naviganti, dei viandanti, dei malati, dei sofferenti, dei prigionieri e della loro salvezza. Ricòrdati, Signore, di coloro che presentano offerte e si adoperano per il bene delle tue sante Chiese e di quanti si ricordano dei poveri, e largisci su noi tutti la tua misericordia.

A voce alta: E concedici di glorificare e di lodare con una sola voce e con un sol cuore l’onorabilissimo e magnifico tuo nome, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Rivolto quindi al popolo e benedicendolo, dice a voce alta:

E le misericordie del grande Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo siano con tutti voi.

Il Coro: E con il tuo spirito.

Il Diacono, preso il permesso dal Sacerdote, esce e dal solito posto dice:

Ricordando tutti i santi, preghiamo ancora in pace il Signore.

I Cori alternativamente: Signore, pietà.

Per i preziosi doni offerti e santificati, preghiamo il Signore.

Affinché il misericordioso nostro Dio, accettandoli in odore di soavità spirituale nel suo altare santo, celeste e immateriale, ci mandi in contraccambio la grazia divina e il dono dello Spirito Santo.

Per essere liberati da ogni afflizione, flagello, pericolo e necessità, preghiamo il Signore.

Il Sacerdote prega sommessamente:

A te affidiamo tutta la nostra vita e la nostra speranza, o Signore, amico degli uomini, e ti invochiamo e ti supplichiamo: dégnati di farci partecipare con pura coscienza ai celesti e tremendi misteri di questa sacra e spirituale mensa, per la remissione dei peccati, per il perdono delle colpe, per l’unione nello Spirito Santo, per l’eredità del regno dei cieli, per una maggiore fiducia in te, e non a nostro giudizio o condanna.

Il Diacono: Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Signore, pietà.

Chiediamo al Signore che l’intero giorno sia perfetto, santo, tranquillo e senza peccato.

I Cori, alternativamente: Concedi, o Signore.

Chiediamo al Signore un angelo di pace, guida fedele, custode delle anime nostre e dei nostri corpi.

Chiediamo al Signore la remissione e il perdono dei nostri peccati e delle nostre colpe.

Chiediamo al Signore ogni bene, utile alle nostre anime, e la pace per il mondo.

Chiediamo al Signore la grazia di trascorrere il resto della nostra vita nella pace e nella penitenza.

Chiediamo una morte cristiana, serena, senza dolore e senza rimorso, e una valida difesa dinanzi al tremendo tribunale di Cristo.

Chiedendo l’unità della fede e l’unione nello Spirito Santo, affidiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

Il Coro: A te, o Signore.

Il Sacerdote a voce alta:

E concedici, o Signore, che con fiducia e senza condanna osiamo chiamare Padre Te, Dio del Cielo, e dire:

Il popolo o, com’è d’uso, chi presiede:

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male.

Il Sacerdote, a voce alta:

Poiché tuo è il regno, la potenza e la gloria, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote: Pace a tutti.

Il Coro: E al tuo spirito.

Il Diacono: Inchinate il vostro capo al Signore.

Il Coro: A te, o Signore.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Rendiamo grazie a Te, o Re invisibile, che con la tua infinita potenza hai creato l’universo, e nell’abbondanza della tua misericordia dal nulla hai tratto all’esistenza tutte le cose. Tu, o Signore, volgi dal cielo lo sguardo su quanti hanno chinato la fronte davanti a te, poiché non l’hanno inchinata alla carne e al sangue, ma a Te, Dio tremendo. Tu dunque, o Signore, per il bene di noi tutti appiana il cammino di nostra vita secondo la necessità di ciascuno: naviga con i naviganti, accompagna i viandanti, risana i malati, tu medico delle anime e dei corpi nostri.

A voce alta: Per la grazia, la misericordia e la benignità dell’ unigenito tuo Figlio, con il quale sei benedetto insieme con il santissimo, buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote prega sommessamente:

Signore Gesù Cristo nostro Dio, riguarda a noi dalla tua santa dimora e dal trono di gloria del tuo regno, e vieni a santificarci, Tu che siedi in alto con il Padre e sei invisibilmente qui con noi. Dègnati con la potente tua mano di far partecipi noi e, per mezzo nostro, tutto il popolo, dell’immacolato tuo Corpo e del prezioso tuo Sangue.

Il Sacerdote e il Diacono, dal proprio posto, fanno tre metanie con l’invocazione:

O Dio, sii propizio a me peccatore e abbi pietà di me.

Intanto il Diacono si cinge l’Oràrion a forma di croce.

Quando poi vede il Sacerdote stendere le mani e toccare il s. Pane per fare l’Elevazione, dice ad alta voce:

Stiamo attenti!

Il Sacerdote, elevando il s. Pane, dice a voce alta:

Le Cose Sante ai Santi.

Il Coro: Solo uno è Santo, solo uno è Signore: Gesù Cristo, per la gloria di Dio Padre. Amin.

Si canta il Kinonikòn del giorno o della Festa.

Si chiude la tenda.

Quindi il Diacono entra nel s. Vima per il lato Sud e, stando alla destra del Sacerdote, che regge il s. Pane, dice:

Spezza, signore, il santo Pane.

Il Sacerdote, spezzandolo in quattro parti, con ogni attenzione e riverenza, dice:

Si spezza e si spartisce l’Agnello di Dio: Egli è spezzato e non si divide, è sempre mangiato e mai si consuma, ma santifica coloro che ne partecipano.

Le dispone nel s. Disco in forma di croce, così:

ΙΣ

NI KA

Il Diacono, indicando con l’Oràrion il s. Calice, dice:

Riempi, signore, il santo Calice.

Il Sacerdote, presa la particola posta in alto, traccia con essa una croce sopra il s. Calice, dicendo:

Pienezza di fede, di Spirito Santo.

E la immerge nel s. Calice.

Il Diacono: Amìn.

Prende quindi lo Zeon e dice al Sacerdote:

Benedici, signore, lo Zeon.

Il Sacerdote lo benedice, dicendo:

Benedetto il fervore dei tuoi Santi, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Il Diacono versa nel s. Calice una dose sufficiente di Zeon, dicendo:

Fervore di fede, pieno di Spirito Santo.

Deposto lo Zeon, si discosta alquanto, mentre il Sacerdote, chinata la testa, prega dicendo:

Credo, o Signore, e confesso che tu sei veramente il Cristo, Figlio del Dio vivente, che sei venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Credo ancora che questo è veramente il tuo Corpo immacolato e questo è proprio il tuo Sangue prezioso. Ti prego dunque: abbi pietà di me e perdonami tutti i miei peccati, volontari e involontari, commessi con parole, con opere, con conoscenza o per ignoranza. E fammi degno di partecipare, senza mia condanna, ai tuoi immacolati misteri, per la remissione dei peccati e la vita eterna.

Poi:

Del tuo mistico convito, o Figlio di Dio, rendimi oggi partecipe, poiché non svelerò il mistero ai tuoi nemici, né ti darò il bacio di Giuda, ma come il ladrone ti prego: ricordati di me, o Signore, nel tuo regno.

E se vuole:

Signore, non son degno che tu entri nella sordida casa dell’anima mia ; ma, come ti degnasti di giacere in una spelonca e in un presepe di animali, e di assiderti nella casa di Simone il lebbroso, accogliendo la peccatrice colpevole simile a me, tu stesso dégnati di entrare nel presepe della stolta anima mia e nell’immondo corpo di me morto e lebbroso. E come non disprezzasti la bocca impura della peccatrice, che baciava gli immacolati tuoi piedi, così, Signore Dio mio, non disprezzare neppure me peccatore, ma, come buono e amico degli uomini, fammi degno di partecipare del tuo santissimo Corpo e del tuo Sangue.

O Dio nostro, condona, rimetti, perdona tutti i miei peccati, con cui ti offesi, sia con cognizione, sia per ignoranza, sia con la parola, sia con l’opera ; perdonali tutti, buono e misericordioso come sei ; per l’intercessione della tua purissima Madre sempre Vergine rendimi degno di ricevere il prezioso ed immacolato tuo Corpo a salute dell’anima mia e del mio corpo. Poiché tuo è il regno, e tue sono la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amìn.

E per finire:

O Signore, la partecipazione dei tuoi misteri non mi torni a giudizio o a condanna, ma a salvezza dell’anima e del corpo.

Il Sacerdote prende una particola del s. Pane e dice:

A me N., sacerdote, si dona il prezioso e santissimo Corpo del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei peccati e la vita eterna.

Si comunica così con il s. Pane, con timore e rispetto. Quindi dice:

Diacono, avvicinati.

Il Diacono, accostandosi, fa devotamente una metania e, chiedendo perdono, dice:

Dammi, o signore, il prezioso e santissimo Corpo del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei miei peccati e la vita eterna.

Il Sacerdote, preso il s. Pane, lo depone nella palma del Diacono, dicendo:

A te N., diacono, viene dato il prezioso, santissimo e immacolato Corpo del Signore,

Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei tuoi peccati e la vita eterna.

Il Diacono, baciata la mano che gli ha posto il s. Pane sulla palma, si reca dietro la s. Mensa, e, chinato il capo, lo consuma.

Quindi il Sacerdote, prendendo il s. Calice con il velo, dice:

A me N., sacerdote, si dona anche il prezioso e santissimo Sangue del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei miei peccati e la vita eterna.

Sorbisce tre volte e, asciugatosi con il velo le labbra e asterso il s. Calice, bacia questo dicendo:

Questo ha toccato le mie labbra, cancellerà le mie iniquità e mi purificherà dai miei peccati.

Invita quindi il Diacono, dicendo:

Diacono, di nuovo, avvicinati.

Il Diacono, avvicinandosi, fa una metania e dice:

Di nuovo mi avvicino al Re Immortale.

Dammi, o signore, il prezioso e santissimo Sangue del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei miei peccati e la vita eterna.

Il Sacerdote, facendogli sorbire tre volte dal s. Calice, dice:

A te N., diacono, si dona pure il prezioso e santissimo Sangue del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei tuoi peccati e la vita eterna.

Comunicatosi il Diacono, il Sacerdote dice:

Questo ha toccato le tue labbra, cancellerà le tue iniquità e ti purificherà dai tuoi peccati.

Si apre quindi la porta del s. Vima. Il Diacono, fatto un profondo inchino, prende il s. Calice con riverenza, si reca alla s. Porta e, sollevandolo, lo mostra al popolo, dicendo:

Con timore di Dio, con fede e amore, avvicinatevi.

Il Coro: Amìn, amìn. Benedetto colui che viene nel nome del Signore; il Signore è Dio ed è apparso a noi.

I fedeli si accostano per comunicarsi. Il Sacerdote, distribuendo a ciascuno la comunione, dice:

Il servo (o la serva) di Dio N., riceve il prezioso e santissimo Corpo e Sangue del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per la remissione dei suoi peccati e la vita eterna.

Mentre si comunicano i fedeli, i cori cantano in modo andante, una o più volte, secondo il numero dei comunicanti:

Del tuo mistico convito, o Figlio di Dio, rendimi oggi partecipe, poiché non svelerò il mistero ai tuoi nemici, né ti darò il bacio di Giuda, ma come il ladrone ti prego: ricordati di me, o Signore, nel tuo regno.

Dopo la divina comunione, il Sacerdote benedice il popolo. dicendo a voce alta:

Salva, o Dio, il tuo popolo e benedici la tua eredità.

Il Coro: Abbiamo visto la vera luce, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo trovato la vera fede, adorando la Trinità indivisibile, poiché essa ci ha salvati.

Nelle feste del Signore si canta il Tropario della festa.

Il Sacerdote e il Diacono ritornano alla s. Mensa. Il Sacerdote incensa tre volte, dicendo tra sè:

Sii Tu esaltato sopra i cieli, o Dio, e su tutta la terra si espanda la tua gloria.

Quindi, preso il s. Disco, lo pone sulla testa del Diacono. Questi, presolo con riverenza, guardando verso la porta e senza dire nulla, si reca alla Protesi e ve lo ripone. Il Sacerdote, fatto un inchino profondo e preso il s. Calice, rivolto verso la porta guardando il popolo, dice sommessamente:

Benedetto il nostro Dio.

Ad alta voce: In ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Depone il Calice sulla protesi.

Il Coro: Amìn. E, se c’è l’uso, canta:

Che la nostra bocca sia ripiena della tua lode, Signore, perché ci hai fatti degni di partecipare ai tuoi santi, immacolati ed immortali misteri. Conservaci nella tua santità, affinché proclamiamo la tua gloria, meditando ogni giorno la tua giustizia: Allìluia, allìluia, allìluia.

Il Diacono esce dal Santuario, e dal solito posto dice:

In piedi! Dopo aver partecipato ai divini, santi, immacolati, immortali, celesti, vivificanti misteri di Cristo, rendiamo degne grazie al Signore.

Il Coro: Signore, pietà.

Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.

Il Coro: Signore, pietà.

Chiedendo che l’intero giorno trascorra santamente, in pace e senza peccato, affidiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.

Il Coro: A te, o Signore.

Il Sacerdote aggiunge sommessamente la preghiera di ringraziamento:

Ti rendiamo grazie, o Signore amico degli uomini, benefattore delle anime nostre, perché anche in questo giorno ci hai resi degni dei tuoi celesti e immortali misteri. Dirigi la nostra via, confermaci tutti nel tuo timore, custodisci la nostra vita, rendi sicuri i nostri passi, per le preghiere e le suppliche della gloriosa tua Madre e sempre vergine Maria e di tutti i tuoi Santi.

A voce alta: Poiché tu sei la nostra santificazione, e noi rendiamo gloria a te: al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote: Procediamo in pace.

Il Coro: Nel nome del Signore.

Il Diacono: Preghiamo il Signore.

Il Coro: Signore, pietà.

Preghiera dell’opisthàmvonos detta a voce alta dal Sacerdote fuori del Vima:

O Signore, tu che benedici coloro che ti benedicono e santifichi quelli che hanno fiducia in te, salva il tuo popolo e benedici la tua eredità. Custodisci tutta quanta la tua Chiesa, santifica coloro che amano il decoro della tua casa; Tu, in contraccambio, glorificali con la tua divina potenza, e non abbandonare noi che speriamo in te. Dona la pace al mondo che è tuo, alle tue Chiese, ai sacerdoti, ai governanti, all’esercito e a tutto il tuo popolo; poiché ogni beneficio e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende da te, Padre della luce. E noi rendiamo gloria, grazie e adorazione a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn. Sia benedetto il nome del Signore da questo momento e per l’eternità (tre volte).

Terminata la preghiera, il Sacerdote rientra per le Porte sante e, rivolto verso la Protesi, dice questa preghiera:

Preghiera detta sommessamente prima che il Diacono raccolga i santi Doni:

O Cristo Dio nostro, Tu che sei la perfezione della Legge e dei Profeti e hai compiuto

tutta la missione ricevuta dal Padre, riempi di gioia e di felicità i nostri cuori, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.

Il Diacono entra per il lato Nord e, stando davanti aIla Porta, dice ad alta voce:

Preghiamo il Signore:

Il Coro: Signore, pietà.

Il Sacerdote, benedicendo il popolo, dice:

La benedizione e la misericordia del Signore scendano su di voi con la sua grazia e la sua benignità in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Il Coro: Amìn.

Il Sacerdote: Gloria a te, o Cristo Dio, speranza nostra, gloria a te.

Il Coro, o il lettore: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo; ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn. Signore, pietà (tre volte). Benedici, o signore santo.

Il Sacerdote, rivolto al popolo, dà il Congedo:

(Se è Domenica: Il Risorto dai morti ), Cristo nostro vero Dio, per l’intercessione della tuttasanta e immacolata Sua Madre, per la virtù della preziosa e vivificante Croce, per la protezione delle venerande e celesti Potestà incorporee, per le suppliche del venerato e glorioso Profeta e Precursore Giovanni Battista, dei gloriosi e santi Apostoli, dei santi gloriosi e vittoriosi Martiri, dei nostri santi Padri teofori, del nostro santo Padre Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli, del Santo (N., titolare della chiesa), del Santo (N., del giorno), dei santi e giusti progenitori del Signore Gioacchino ed Anna, e di tutti i Santi, abbia pietà di noi, e ci salvi, poiché è buono e amico degli uomini.

Il Coro: Amìn.

Il Diacono raccoglie con ogni timore e cura i s. Doni in modo che neppure una minima parte ne cada, o venga trascurata. Lava quindi le mani nel luogo consueto.

Il Sacerdote, uscito, distribuisce l’antidoron al popolo, dicendo ad ognuno:

La benedizione e la misericordia del Signore scenda sopra di te.

Entrato poi nel s. Vima, depone le vesti sacerdotali, dicendo:

Ora, Signore, lascia che secondo la tua parola il tuo servo se ne vada in pace, perché i miei occhi hanno mirato il tuo Salvatore, che tu hai preparato al cospetto di tutti i popoli, qual luce che illumina le genti e gloria del tuo popolo Israele.

Aggiunge il Trisagio ed il resto, l’Apolitichion del giorno, se vuole, o il Tropario del Crisostomo:

La grazia, che come fiaccola luminosa s’è irradiata dalla tua bocca, ha illuminato l’universo; tu hai lasciato al mondo i tesori della tua generosità, ci hai mostrato il vertice dell’umiltà, o Padre Giovanni Crisostomo, ammaestrandoci con le tue parole, intercedi presso Cristo Dio Verbo affinché salvi le anime nostre.

Signore, pietà (12 volte). Gloria al Padre … Tu che sei più onorabile…

Fa l’Apòlisi e, facendo un inchino profondo e ringraziando Dio per tutti i benefici, esce.

Fine della Divina Liturgia

del

Crisostomo

San Giovanni Crisostomo

Sebastiano del Piombo, 1511

Venezia, Chiesa di San Giovanni Crisostomo

Il testo della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo in lingua italiana qui riprodotto, è in parte tratto dal volume:

“Divina Liturgia Sancti Ioannis Chrysostomi in textu graeco primigenio emendatissimo et in textu italico”

Libreria Editrice Vaticana, 1967

 

 

 

 

 


 Overdenking : De Heilige Drieeenheid – Joh.van het KRUIS

Overdenking van de week :  Het WOORD : DE DRIEEENHEID

 

In den beginne woonde

Het Woord : het leefde in God,       

ikoon Christus 002 (396 x 522)

 

 

En in Hem bezat het

Zijn eindeloos geluk.

Het Woord was zelve God,

Want het heette ‘Albegin’

Het woonde in den beginne

En had zelf geen begin.

Hij Zelve was Begin;

Daarom dierf Hij begin :

Geboren van de Oorsprong,

Heet het Woord  ‘de Zoon’.

Altijd had Hij het ontvangen

En ontvangt het altijd weer;

Altijd geeft Hij het zijn wezen

En behoudt het daarbij zelf.

Zo is de glorie van de Zoon

Dezelfde die de Vader heeft

En gans zijn glorie heeft de Vader

Gelegd in Hem, zijn Zoon.

Evenals beminde en minnaar

Zo woont elk van Beiden in de Ander,

En de liefde die Hen één maakt

Is volkomen eender minnen,

Waarbij de éne die van de Ander

Evenaart in kracht en wezen:

Drie Personen, en toch is er

Onder Haar slechts één beminde.

En in Haar : die éne liefde

En één Minnaar die ze voortbrengt,

En de Minnaar is ’t beminde,

Waarin elk van Haar het zijn heeft.

’t Zijn toch dat de Drie bezitten

is aan elk van Drieën eigen;

en elkéén der Drie omvat in

minne wat haar zijn in Zich heeft.

Dit zijn is aan elk eenmalig,

En dit zijn alleen verenigt

Haar in een onzegbaar één-zijn,

Waar geen woord voor is te vinden.

Zo dan is oneindig groot de

Liefde die Haar heeft verbonden,

Wijl in Drie één éne liefde

Die haar wezenheid bepaald heeft:

Liefde immers is méér liefde

Naar mate dat zij één is

 

(Heilige Johannes van het Kruis)

 

Bezinningsteksten van Vader VASILY (DEEL 2)

Bezinningsteksten uit het dagboek van Vader Vasily 

                monnik van het Optina Poestyn klooster –Deel 2 


 

 

  31 mei 1989 Ik heb U mijn  trouw beloofd,Heer,Maar bij de eerste tegenslag moest ik afhaken en heb ik U geloochend.Nu ik zie dat U dit wilt vergelden,Herinner ik mij mijn beloften en loop weg, bitter huilend. De ellendige Judas  hield van JezusEnkel om het gewin, en ik, zwakkeling, doe hetzelfde.Ik weiger de goddelijke liefde,Verdwaald in de duisternis van de trots.Red mij, Heer, opdat ik niet val in het ravijn van het verraad en het Eeuwig verderf. Toen jij van God de gave had gekregen om mensen te genezenBen jij trots geworden, Judas.Jij bent in verzoeking gebracht door wat je gekregen hebt.Net zo probeer ik, de driemaal vervloekte, schatten van trots te vergaren.Ik ben bang om U ook maar éénmaal te verraden.Red mij Heer opdat ik U alleen alle roem en dank zal doen toekomen. 1 juni 1989 Ik weet, Heer, dat u iedere zoon kunt straffen en vergeven.Maar ik kan mijn tranen niet onderdrukkenAls ik zie dat iemand door U gestraft wordt.Vergeef, Heer en schenk mij geduld en dankbaarheid. Met mijn verstand weet ikDat U de treurenden  en vernederden met roem beloont,Maar mijn ziel kan niet worden getroost door de komende beloningen.Ik word bevangen door verdrietAls ik zie hoe mijn dierbaren worden vernederd.Ontferm u over mij, Heer,Leer mij te bidden voor mijn vijanden die enkel in aantal toenemen. 22 juli 1989 De goddelozen hebben het kleed van Christus verscheurdEn lachend aan ons overhandigd.Wij trekken dit schandkleed aan,Wassen het schoon met onze tranenEn maken het wit met ons berouw. Wonderbaarlijke Moeder Gods en onze allerwonderlijkste VerlosserJezus Christus :Onze harten verheugen zich als wij U aanroepen.Onze ogen beginnen te huilen als zij Uw gezichten zien.Verlaat de Uwen niet, want onze harten hebben nooit een ander bevelhebbergehad. 12 augustus 1989 Komt broeders, de tijd is gekomen.We richten een monument op voor onze profeten.We versieren de graven van de heiligen en zingen :Vaders, als wij in uw tijd hadden geleefdhadden wij niet gedeeld in uw kruisdood,Want we zijn bang voor de dood.Toch hebben wij de moed om uit te roepen :God van onze vaderen, ere zij U. Door de heldendaden van uw heiligenheeft U alle roem verdiend.U bent gelijk geworden aan de Schepper :Geboren op een onbekende manier,Hebt u het kruis gediend,Folteringen en beschimpingen hebt u doorstaan.U bent waardig gevonden te sterven aan het kruisOm roemvol op te staan uit de dood,Waarmee U ons hebt opgedragen een groot feest te vierenTer ere van uw waarlijk wonderbare opstanding. 


                                   

 

Verzoekingen :

  1. Zonde van het woord : zinloos gepraat, kwaadsprekerij, godslastering enz..
  2. Leugen : afvalligheid, Gods naam nodeloos aanroepen
  3. Laster : veroordeling, kleineren, schelden, anderen bespotten, belasteren
  4. Buikdienaars : vraatzucht en andere vormen van behagen van de buik.
  5. Luiheid
  6. Diefstal
  7. Hebzucht en gierigheid.
  8. Verkwisting.
  9. Onwaarheid spreken
  10. Jaloezie
  11. Trots.
  12. Woede en razernij.
  13. Gebrek aan vergevingsgezindheid
  14. Moord, gewelddadig ingrijpen en andermans leven.
  15. Waarzeggerij.
  16. Ontucht, lichtzinnige gedachten, fantasieën ,
  17. Overspel, echtbreuk.
  18. Sodomie.
  19. Ketterij.
  20. onbarmhartigheid.

  

Staat op, gelovigen, heft uw hoofden omhoog,Want de heiligen hebben de aarde als een wolk bedekt.Roemvolle hoogte, onvergankelijke bescherming van het Russische geloof !Uw daden stralen als een regenboog,Uw barmhartigheid is groot als een levenschenkende regen,Uw profetieën zijn als gedonder in de hemel,Uw wonderen als de bliksemschichten.U hebt het aardse voor het hemelse verwisseld,En nu straalt u voor ons met het Thabor-licht,Om ons de zon van de waarheid te doen kennen :Christus onze God {…} Moeder Gods : de hemelse krachten, tezamen met de mensheidverbazen zich ten zeerste over Uw Goddelijk Moederschap.Verheugt u, vriend en vijand !Vandaag dient iedereen zich te verheugenEn met zoete stem te zingen :Niemand kan de liefde van God weerstaan.Zij overwint ieder mens met haar vreugdeEn doet iedereen blij neerknielen.God is hiermee almachtig en wonderlijk,Hij schenkt roem aan Zijn heiligenEn aan de onwaardigen Zijn grote genade.{…} 28 oktober 1989                         Kondakion, toon 2 U hebt gedronken uit de kelk van Christus,Uw zielen met tranen gewassen,Uw vlees met lijden gereinigd.U was in de wereld en de wereld kende u niet,Maar aan hen die U hebben aanvaardGaf U het vermogen om kinderen Gods te worden. Heilige Vaderen, bid tot God, moge uw woorden binnendringen in ons,Opdat wij uw roem mogen zien, vol genade en waarheid.Verscheur het oude kleed waarin onze aarde heeft gezondigd, Heer.Omgord ons met vreugdeEn bedek ons met de krans van Uw goedheid. (Uit het boek :  Een bloedig Pasen  door Nina Pavlova)Vertaling : Piet Eggermont – uitgeverij Iveron Amsterdam – 2005Teksten uitgekozen  door Kris B. – Vervolgt  

Bezinningsteksten van Vader Vasily (DEEL 1 )

BEZINNINGSTEKSTEN VAN VADER VASILY : MONNIK  EN

MARTELAAR VAN HET OPTINA POESTIN KLOOSTER  IN

MOSCOU  (deel 1)

 

 

Het russische Optina klooster werd kort na de communistische

 revolutie verwoest., zoals zovele andere orthodoxe kloosters

en kerken. Na de val van het communisme, werd het klooster

aan de Kerk teruggegeven  en met veel moeite terug hersteld. 

In de zomer van 1988 bestond het corpus van het

klooster uit een vader-abt , twee priestermonniken , twee

diakenmonniken en vier novicen. Op 3 juni 1988 werd de eerste

Goddelijke Liturgie gevierd. In de  paasacht van 1993 zou het

klooster opnieuw het toneel worden van een gruwelijke gebeurtenis :

drie monniken werden er op gruwelijke wijze vermoord : Vader

Ferapont (Vladimir Poesjkarjov) Vader Trofim (Leonid

tatarnikov) en Vader Vasily (Igor Rosljakov). Sindsdien spreekt

men van de drie martelaren van Optino Poestyn.

 

Vader Vasily, één van de drie, hield er nauwkeurig een

dagboek op na. Vooral de gebeden en bezinnende teksten 

 maken een grote indruk. Wij geven hier een bloemlezing

van een aantal  diep religieuze teksten  teksten die geschreven

 zijn vanaf 1988 tot aan zijn dood. In 1993.

 

De teksten zijn genomen uit het boek : EEN BLOEDIG PASEN,

geschreven en bijeengebracht door Nina Pavlova (vertaling Pieter

Eggermont) en uitgegeven bij uitgeverij IVERON – Amsterdam, 2005

 

21 maart 1988 :

 

Nooit zat ik in vrolijk gezelschap,

Nooit heb ik vreugde gekend.

Ik leefde eenzaam, gegrepen door U,

En was van Uw toorn vervuld. (Jeremias 15,17)

 

Nooit was ik dronken op een feest,

Nooit ging ik om met geleerde personen.

Ik leefde alleen, door U bevreesd

En stond zwijgend voor de ikonen.

 

3 april 1988, Palmzondag :

 

Liturgie in Poesjkino. Preek over de eucharistie :

1.Al duizend jaar kiest de Heer, op voorspraak van de Heilige Vaders,

zijn dienaren uit het Russische volk om te dienen in zijn hemelse

stad, het Nieuwe Jerusalem.

2.  De ellende van ons land is te wijten aan het onbegrip van de

Russische priesterstand

(en daardoor hun veronachtzamen) van frequente communie.

Vader Johannes Krestjankin, bisschop Ignatius Brjantsjaninov

3.  Eucharistie betekent ‘deelgenoot’ zijn.

4.  Geen beschouwende, maar een actieve aanwezigheid in de kerk.

 

21 juni t/m 29 augustus 1988, Optina Poestyn : citaten :

 

“Wee hem die het loon van de werknemer afneemt, want dat is

hetzelfde als bloed vergieten” (Efraïm de Syriër)

 

“Met zijn leven getuigt de mens van zijn begrip van de waarheid”

(Isaäc de Syriër)

 

 “De belangrijkste deugden zijn : kennis van je eigen onmacht,

geduld, zelfoverwinning. Zij leiden de mens naar de deemoed”

(Vader Ambrosius)

 

De bijbel is de sleutel tot de geschiedenis. De geest van de

geschiedenis. Pas daarna komt de archeologie, de geologie enz…

 

“Dat was ferme taal van God”

een oude priestermonnik.

 

3 september 1988 : citaat :

 

“Eensgezindheid is niet per se goed, de rovers zijn het ook

wel eens met elkaar eens” Johannes Chrysostomos

 

17 november 1988  : citaten :

 

“Hoe groter de liefde, des te groter de ontberingen voor de ziel.

Hoe voller de liefde, des te voller de kennis. Hoe vuriger de liefde,

des te vuriger het gebed. Hoe volmaakter de liefde, des te heiliger

het leven “ Starets Silouan

 

Er is niets dat ons in de weg staat om God te beminnen.

Wat moet je doen om de vrede in lichaam en geest te beweren ?

Iedereen liefhebben als jezelf, en ieder uur gereed zijn om

te sterven.

 

27 februari 1989 :

 

Al het aardse is weerloos. Niets meer

dan een schaduw, een voorbode

van de Opstanding uit de doden

van Christus onze Heer.

 

20 maart 1989 In hoeveel stukken moet ik mijn kleed verscheuren

Om rust in mijn ziel en vergeving te vinden ?

Hoeveel as moet ik over mijn gewonde hoofd strooien

Om van mijn kwade gedachten af te komen ?

 

Welke vodden moet ik aantrekken

Om mijn zonden onder ogen te komen ?

Doelloos zwerf ik rond naar alle kanten

Vruchteloos zoek ik mijn berouw.

 

Maar U, Heer, die heeft gezegd : ‘Zonder Mij kunnen jullie niets doen

Treed binnen in heel mijn lichaam met Uw woord.

Verbrijzel mijn versteende hart

En maak het tot een bron van tranen van berouw.

 

Waar anders kan ik leren huilen, dan bij U, o God ?

Waar anders kan ik rouwen, dan in Uw tempel ?

Waar anders kan ik troost vinden, dan in Uw woorden,

 Heilige God ?

Laat mij niet in de steek, Heer, en gedenk mij.

 

Net als Saulus ga ik als een bezetene tegen U tekeer

En verjaag Uw genade van mij weg,

Maar U, Heer, verschijn in mijn hart en beschijn mij met

het licht van Uw liefde,

Zodat ik, de vervloekte, uitroep : Wat moet ik doen, Heer ?

 

Ik ga naar U toe, Heer, maar tegelijkertijd heb ik kwade gedachten,

Net als Anania en Saffira verberg ik een deel van mijn ziel

voor ijdele wereldse zaken.

Zie mijn onmacht en maak as van mijn geheimen,

zodat ik zonder oordeel voor U kom.

 

Heer, hef mij op, want ik ben neergeknield voor de zonde.

Zoon, leid mij uit mijn schandelijk leven.

Heilige, schijn met Uw licht over mijn nachtelijke zoektocht.

Onbenaderbare Drievuldigheid, laat mij tot U komen met mijn

onophoudelijk

Berouw.

 

Ik ga naar U Vader, maar probeer net als Anania en Safira te

verhullen dat

ik  een deel van mijn ziel  besteed aan ijdele zaken.

Ik geef U heel mijn leven, maar ik bewaar de hoop op mijn

eigen krachten.

Ik sta ’s ochtends op om u te loven in mijn ochtendgebeden,

maar heimelijk

verberg ik mij voor Uw woorden.

Kijk barmhartig naar mijn zwakheden en reinig de bodem

van mijn ziel.

Breng mij terug naar U zonder oordeel.

 

Er is niets dat mijn ziel als troost aanvaardt.

Als ik om mij heen kijk zie ik slechts boze en trotse mensen

die mij bedreigen.

’s Nachts word ik getroffen door de leugens van mijn hart.

Van alle kant komen verdriet en slechte woorden.

Ik kan mij er niet tegen verweren, alleen mijn geween kan

mij beschermen.

 

Heer, gij hebt mij ontmaskerd en ik kniel voor U neder.

Laten mijn haren mijn ogen bedekken, opdat zelfs de nacht

mijn tranen niet ziet.

Mijn verdriet is enkel voor U, God

Verlaat mij niet, de opstandige, maar bezoek mij en red mij.

 

Mijn ziel heeft een ongewone honger, mijn hart een ongewone dorst :

Ik snak naar de woorden van  God, naar Uw waarheid.

Christus, zie neer op mijn onmacht

En schenk mij Uw hemels manna.

 

Meester, aan U geef ik heel mijn leven,

Maar heimelijk blijf ik hopen op mijn eigen krachten.

Ik doe U roem toekomen, maar daarbij probeer ik een deel

van mijn slechtheid

te verbergen.

Heer, minacht niet het berouw van mijn hart en

ontferm U over mij.

 

21 maart 1989 :

 

“Je moet jezelf opofferen aan de kerk, en niet de kerk

opofferen voor jouweigen heil.” Uit : de laatste brief

van metropoliet Benjamin Kazansky (1874-1922)

 

24 maart 1989 :

 

Als mijn naaste mij beledigt, gaat mijn ziel naar U uit, o Heer.

Als mijn ziel het moeilijk heeft, roepen mijn lippen Uw naam aan.

Maar waar moet ik naartoe gaan als U zegt : ik ken u niet ?

Dan kan zelfs de aarde mij niet bedekken, noch kan de hemel

zich over mij ontfermen.

 

Verwerp mij niet van voor Uw aangezicht.

Ik offer U het Uwe, en toch roem ik mijzelf.

Net als de tovenaar Simon probeer ik met gebeden

en goede daden de

Heilige Geest te verwerven. (Hand.8,9-25)

Vergeef mij , Heer en denk niet terug aan mijn oneerlijkheid.

 

26 maart 1989 :

 

Mijn mond belijdt openlijk het geloof in U, God.

Mijn lichaam is bereid tot ascese en ontberingen.

Maar mijn ziel bereidt zich zwijgend voor om U te verlaten.

Heer, verbrijzel mijn gevoelloze hart en wek mij op uit de

slaap van de onwetendheid.

 

Tegen moedeloosheid : psalm 102,37,91

In geval van menselijke intriges : spalm 3,54,59,143

 

Als ik U verlaten heb, God, verlaat mij dan niet helemaal,

Maar duld mijn waanzin en ongerechtigheid.

Bedek mijn vleselijke begeerten.

Vergeef mij in het uur van mijn berouw.

Denk niet terug aan mijn onstandvastigheid en tweeslachtigheid.

 

28 maart 1989 :citaten :

 

“…Als we de uitspraken van onze vaders gebruiken om

onze eigen bekoorlijke wil door te voeren, richten wij onze

ziel te gronde” (Dorotheüs van Gaza)

 

Het opschrift bij het oude monument voor I -V -Kirejevsky :

“Ik heb vanaf mijn jeugd de wijsheid liefgehad en haar nagestreefd,

totdat ik begreep dat ik haar slechts van God kan ontvangen”

 

“Wanneer zij de heilige zien sterven, zullen zij niet kunnen

begrijpen wat God voor hem heeft bereid” (S.Tsetverikov)

 

29 maart : citaat :

 

“Nu gij uw ziel gereinigd hebt door de waarheid gehoorzaam

te aanvaarden, moet gij elkander beminnen met oprechte

broederliefde,met hart en vurigheid” (1 Petrus 1,22)

 

 

3 april 1989 : Op de dag van de heiligverklaring van de startsen

van Optina :

 

Rom.14,7-9 :’Niemand leeft voor zichzelf, niemand sterft voor

zichzelf. Zolang wij leven,leven wij voor de Heer, en sterven wij,

dan sterven wij voor de Heer : of we leven of sterven, Hem

behoren wij toe.. Daarvoor is Christus gestorven en weer

levend geworden : om Heer te zijn over doden en levenden.’

 

Het grote sacrament van de heiligheid :

De aarde geeft aan de hemel wat haar toekomt.

De zonen aanvaarden hun vaders in ongeschonden toestand,

Heiligheid wordt zichtbaar en voelbaar !

 

Houdt stand, rechtgelovigen ! Bekeert u, ongelovigen !

Het bewijs is hier, laat allen geloven in het eeuwige leven !

 

Laat de wateren terugvloeien naar hun bron

Om de woorden terug te brengen die hier zijn uitgesproken.

Laat de velden en bloemen met dauw bedekt worden,

Om ons te laten zien welke tranen hier zijn vergoten.

 

Laat het stof en de stenen ( de ruïnes) tot leven komen,

Zodat wij de oude warmte weer kunnen voelen.

Laat de bomen zich verheffen

Om te onthullen hoe hier medelijden is beoefend.

 

Laat ons dot alles weerzien opdat wij mogen huiveren

En met schaamte tot u smeken :

Heilge vaders, verwerp uw onwaardige zonen niet.

 

14 mei 1989 : heilige Pafnutius van Borvsk

 

Vandaag zingen wij jubelend uw roem

En kussen teder uw heilige ikonen.

Wij vullen de ikonenlamp met olie,

Ontsteken de kaarsen en de wierook.

 

Uw beeltenissen dragen wij op een banier in processie.

Vandaag is het feest van de kinderen,

Die met tranen smeken :

Komt en verblijft bij ons, onwaardige volgelingen.

 

Monastieke hemellichamen,

Wonderlijke vlucht van adelaars,

Rijkgevulde kaarsenstandaard van de Moeder Gods,

Waarlijke druiventros van Christus’wijngaard,

Zó noemen wij jullie, heilige startsen van optina.

 

31 mei 1989 :

 

Ik heb U mijn trouw beloofd, Heer,

Maar bij de eerste tegenslag moest ik afhaken en heb U geloochend.

Nu ik zie dat U dit wilt vergelden,

Herinner ik mij mijn beloften

En loop weg, bitter huilend.

 

De ellendige Judas hield van Jezus

Enkel om het gewin, en ik, zwakkeling, die hetzelfde.

Ik weiger de goddelijke liefde,

Verdwaald in de duisternis van de trots.

Red mij, Heer, opdat ik niet val in het ravijn van het verraad

en het eeuwig verderf.

 

Toen jij van God de gave had gekregen om mensen te genezen

Ben jij trots geworden, Judas.

Jij bent in verzoeking gebracht door wat je gekregen hebt.

Net zo probeer ik, de driemaal vervloekte, schatten van trots

te vergaren.

Ik ben bang om U ook maar éénmaal te verraden.

Red mij, Heer, opdat ik U alleen
alle roem en dank zal doen toekomen.

 

 

1 juni 1989 :

 

Ik weet, Heer, dat u iedere zoon kunt straffen en vergeven.

Maar ik kan mijn tranen niet onderdrukken

Als ik zie dat iemand door U gestraft wordt.

Vergeef, Heer en schenk mij geduld en dankbaarheid.

 

Met mijn verstand weet ik

Dat U de treurenden en vernederden met roem beloont,

Maar mijn ziel kan niet worden getroost door de komende beloningen.

Ik wordt bevangen door verdriet

Als ik zie hoe mijn dierbaren worden vernederd.

Ontferm u over mij, Heer,

Leer mij te bidden voor mijn vijanden die enkel in aantal toenemen.

 

Teksten uit het boek ‘een bloedig Pasen)

Uitgekozen door Kris B.

(wordt vervolgd)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bezinningsteksten uit het dagboek van Vader Vasily (deel 1 en deel 2)

Bezinningsteksten uit het dagboek van

Vader Vasily – monnik van het Optina

Poestin Klooster

 

 

Het russische Optina klooster werd kort na de

communistische revolutie verwoest., zoals zovele

andere orthodoxe kloosters en kerken.

Na de val van het communisme, werd het klooster aan

de Kerk teruggegeven  en met veel moeite terug hersteld. In

de zomer van 1988 bestond het corpus van het klooster uit

eenvader-abt , twee priestermonniken , twee diakenmonniken

en vier novicen.

Op 3 juni 1988 werd de eerste Goddelijke Liturgie gevierd.

In de  paasacht van 1993 zou het klooster

opnieuw het toneel worden van een gruwelijke gebeurtenis :

drie monniken werden er op gruwelijke wijze vermoord :

Vader Ferapont (Vladimir Poesjkarjov) Vader Trofim

(Leonid tatarnikov) en

Vader Vasily (Igor Rosljakov). Sindsdien spreekt men

van de drie

 martelaren van Optino Poestyn.

 

Vader Vasily, één van de drie, hield er nauwkeurig een

dagboek op na.

Vooral de gebeden en bezinnende teksten  maken een

grote indruk. Wij geven hier een bloemlezing van een aantal 

 diep religieuze teksten 

teksten die geschreven zijn vanaf 1988 tot aan zijn dood,

in 1993.

 

De teksten zijn genomen uit het boek : EEN BLOEDIG PASEN,

 geschreven en bijeengebracht door Nina Pavlova (vertaling

Pieter Eggermont) en uitgegeven bij uitgeverij IVERON –

Amsterdam,

 2005

 

21 maart 1988 :

 

Nooit zat ik in vrolijk gezelschap,

Nooit heb ik vreugde gekend.

Ik leefde eenzaam, gegrepen door U,

En was van Uw toorn vervuld. (Jeremias 15,17)

 

Nooit was ik dronken op een feest,

Nooit ging ik om met geleerde personen.

Ik leefde alleen, door U bevreesd

En stond zwijgend voor de ikonen.

 

3 april 1988, Palmzondag :

 

Liturgie in Poesjkino. Preek over de eucharistie :1.   Al

duizend jaar kiest de Heer, op voorspraak van de Heilige

Vaders,zijn dienaren uit het Russische volk om te dienen in

zijn hemelse stad,

het Nieuwe Jerusalem. 2.  De ellende van ons land is te

wijten aan het onbegrip van de Russische priesterstand

(en daardoor hun veronachtzamen) van frequente communie.

(Vader Johannes Krestjankin, bisschop Ignatius

Brjantsjaninov) 3.  Eucharistie betekent ‘deelgenoot’ zijn.

4.  Geen beschouwende, maar een actieve aanwezigheid in

de kerk.

 

21 juni t/m 29 augustus 1988, Optina Poestyn : citaten :

 

“Wee hem die het loon van de werknemer afneemt, want

dat ishetzelfde als bloed vergieten” (Efraïm de Syriër)

 

“Met zijn leven getuigt de mens van zijn begrip van de

waarheid”

(Isaäc de Syriër)

 

 “De belangrijkste deugden zijn : kennis van je eigen onmacht,

geduld, zelfoverwinning. Zij leiden de mens naar de deemoed”

(Vader Ambrosius)

 

De bijbel is de sleutel tot de geschiedenis. De geest van

de geschiedenis.

Pas daarna komt de archeologie, de geologie enz…

 

“Dat was ferme taal van God”

een oude priestermonnik.

 

3 september 1988 : citaat :

 

“Eensgezindheid is niet per se goed, de rovers zijn het ook

wel eens met elkaar eens” Johannes Chrysostomos

 

17 november 1988  : citaten :

 

“Hoe groter de liefde, des te groter de ontberingen voor

de ziel. Hoe voller de liefde, des te voller de kennis. Hoe

vuriger de liefde, des te vuriger het gebed. Hoe volmaakter

de liefde, des te heiliger het leven “

Starets Silouan

 

Er is niets dat ons in de weg staat om God te beminnen.

Wat moet je doen om de vrede in lichaam en geest te

beweren ? Iedereen liefhebben

als jezelf, en ieder uur gereed zijn om te sterven.

 

27 februari 1989 :

 

Al het aardse is weerloos. Niets meer dan een schaduw,

een voorbode van de Opstanding uit de doden

van Christus onze Heer.

 

20 maart 1989 :

 

In hoeveel stukken moet ik mijn kleed verscheuren

Om rust in mijn ziel en vergeving te vinden ?

Hoeveel as moet ik over mijn gewonde hoofd strooien

Om van mijn kwade gedachten af te komen ?

 

Welke vodden moet ik aantrekken

Om mijn zonden onder ogen te komen ?

Doelloos zwerf ik rond naar alle kanten

Vruchteloos zoek ik mijn berouw.

 

Maar U, Heer, die heeft gezegd : ‘Zonder Mij kunnen

jullie niets doen.

Treed binnen in heel mijn lichaam met Uw woord.

Verbrijzel mijn versteende hart

En maak het tot een bron van tranen van berouw.

 

Waar anders kan ik leren huilen, dan bij U, o God ?

Waar anders kan ik rouwen, dan in Uw tempel ?

Waar anders kan ik troost vinden, dan in Uw woorden,

Heilige God ?

Laat mij niet in de steek, Heer, en gedenk mij.

 

Net als Saulus ga ik als een bezetene tegen U tekeer

En verjaag Uw genade van mij weg,

Maar U, Heer, verschijn in mijn hart en beschijn mij

met het licht van Uw liefde,Zodat ik, de vervloekte, uitroep :

Wat moet ik doen, Heer ?

 

Ik ga naar U toe, Heer, maar tegelijkertijd heb ik kwade

gedachten,net als Anania en Saffira verberg ik een deel

van mijn ziel voor ijdele wereldse zaken.

Zie mijn onmacht en maak as van mijn geheimen,

zodat ik zonder oordeel voor U kom.

 

Heer, hef mij op, want ik ben neergeknield voor de zonde.

Zoon, leid mij uit mijn schandelijk leven.

Heilige, schijn met Uw licht over mijn nachtelijke zoektocht.

Onbenaderbare Drievuldigheid, laat mij tot U komen met mijn

onophoudelijk Berouw.

 

Ik ga naar U Vader, maar probeer net als Anania en Safira

 te verhullen dat ik  een deel van mijn ziel  besteed aan ijdele

zaken.

Ik geef U heel mijn leven, maar ik bewaar de hoop op mijn

eigen krachten.

Ik sta ’s ochtends op om u te loven in mijn ochtendgebeden,

maar heimelijk verberg ik mij voor Uw woorden.

Kijk barmhartig naar mijn zwakheden en reinig de bodem

van mijn ziel.

Breng mij terug naar U zonder oordeel.

 

Er is niets dat mijn ziel als troost aanvaardt.

Als ik om mij heen kijk zie ik slechts boze en trotse mensen

die mij bedreigen.

’s Nachts word ik getroffen door de leugens van mijn hart.

Van alle kant komen verdriet en slechte woorden.

Ik kan mij er niet tegen verweren, alleen mijn geween kan

mij beschermen.

 

Heer, gij hebt mij ontmaskerd en ik kniel voor U neder.

Laten mijn haren mijn ogen bedekken, opdat zelfs de nacht

mijn tranen niet ziet.

Mijn verdriet is enkel voor U, God

Verlaat mij niet, de opstandige, maar bezoek mij en red mij.

 

Mijn ziel heeft een ongewone honger, mijn hart een

ongewone dorst :

Ik snak naar de woorden van  God, naar Uw waarheid.

Christus, zie neer op mijn onmacht

En schenk mij Uw hemels manna.

 

Meester, aan U geef ik heel mijn leven,

Maar heimelijk blijf ik hopen op mijn eigen krachten.

Ik doe U roem toekomen, maar daarbij probeer ik een deel van

 mijn slechtheid te verbergen.

Heer, minacht niet het berouw van mijn hart en ontferm U

 over mij.

 

21 maart 1989 :

 

“Je moet jezelf opofferen aan de kerk, en niet de kerk

opofferen

voor jouw eigen heil.” Uit : de laatste brief van metropoliet

Benjamin Kazansky

(1874-1922)

 

24 maart 1989 :

 

Als mijn naaste mij beledigt, gaat mijn ziel naar U uit, o Heer.

Als mijn ziel het moeilijk heeft, roepen mijn lippen Uw naam

 aan.

Maar waar moet ik naartoe gaan als U zegt : ik ken u niet ?

Dan kan zelfs de aarde mij niet bedekken, noch kan de hemel

zich over mij ontfermen.

 

Verwerp mij niet van voor Uw aangezicht.

Ik offer U het Uwe, en toch roem ik mijzelf.

Net als de tovenaar Simon probeer ik met gebeden en

goede daden de Heilige Geest te verwerven. (Hand.8,9-25)

Vergeef mij , Heer en denk niet terug aan mijn oneerlijkheid.

 

26 maart 1989 :

 

Mijn mond belijdt openlijk het geloof in U, God.

Mijn lichaam is bereid tot ascese en ontberingen.

Maar mijn ziel bereidt zich zwijgend voor om U te verlaten.

Heer, verbrijzel mijn gevoelloze hart en wek mij op uit de slaap

van de onwetendheid.

 

Tegen moedeloosheid : psalm 102,37,91

In geval van menselijke intriges : spalm 3,54,59,143

 

Als ik U verlaten heb, God, verlaat mij dan niet helemaal,

Maar duld mijn waanzin en ongerechtigheid.

Bedek mijn vleselijke begeerten.

Vergeef mij in het uur van mijn berouw.

Denk niet terug aan mijn onstandvastigheid en tweeslachtigheid.

 

28 maart 1989 :citaten :

 

“…Als we de uitspraken van onze vaders gebruiken om onze

eigen bekoorlijke wil door te voeren, richten wij onze ziel

te gronde”

(Dorotheüs van Gaza)

 

Het opschrift bij het oude monument voor IVKirejevsky :

“Ik heb vanaf mijn jeugd de wijsheid liefgehad en haar

nagestreefd, totdat ik begreep dat ik haar slechts van God

kan ontvangen”

 

“Wanneer zij de heilige zien sterven, zullen zij niet kunnen

 begrijpen wat God voor hem heeft bereid” (S.Tsetverikov)

 

29 maart : citaat :

 

“Nu gij uw ziel gereinig
d hebt door de waarheid gehoorzaam

te aanvaarden, moet gij elkander beminnen met oprechte

broederliefde,met hart en vurigheid” (1 Petrus 1,22)

 

 

3 april 1989 : Op de dag van de heiligverklaring van de

startsen van Optina :

 

Rom.14,7-9 :’Niemand leeft voor zichzelf, niemand sterft

voor zichzelf.

Zolang wij leven,Leven wij voor de Heer, en sterven wij,

dan sterven wij voor de Heer : of we leven of sterven, Hem

behoren wij toe..

Daarvoor is Christus gestorven en weer levend geworden :

om Heer

te zijn over doden en levenden.’

 

Het grote sacrament van de heiligheid :

De aarde geeft aan de hemel wat haar toekomt.

De zonen aanvaarden hun vaders in ongeschonden toestand,

Heiligheid wordt zichtbaar en voelbaar !

 

Houdt stand, rechtgelovigen ! Bekeert u, ongelovigen !

Het bewijs is hier, laat allen geloven in het eeuwige leven !

 

Laat de wateren terugvloeien naar hun bron

Om de woorden terug te brengen die hier zijn uitgesproken.

Laat de velden en bloemen met dauw bedekt worden,

Om ons te laten zien welke tranen hier zijn vergoten.

 

Laat het stof en de stenen ( de ruïnes) tot leven komen,

Zodat wij de oude warmte weer kunnen voelen.

Laat de bomen zich verheffen

Om te onthullen hoe hier medelijden is beoefend.

 

Laat ons dot alles weerzien opdat wij mogen huiveren

En met schaamte tot u smeken :

Heilge vaders, verwerp uw onwaardige zonen niet.

 

14 mei 1989 : heilige Pafnutius van Borvsk

 

Vandaag zingen wij jubelend uw roem

En kussen teder uw heilige ikonen.

Wij vullen de ikonenlamp met olie,

Ontsteken de kaarsen en de wierook.

 

Uw beeltenissen dragen wij op een banier in processie.

Vandaag is het feest van de kinderen,

Die met tranen smeken :

Komt en verblijft bij ons, onwaardige volgelingen.

 

Monastieke hemellichamen,

Wonderlijke vlucht van adelaars,

Rijkgevulde kaarsenstandaard van de Moeder Gods,

Waarlijke druiventros van Christus’wijngaard,

Zó noemen wij jullie, heilige startsen van optina.

 

31 mei 1989 :

 

Ik heb U mijn trouw beloofd, Heer,

Maar bij de eerste tegenslag moest ik afhaken en heb U

geloochend.

Nu ik zie dat U dit wilt vergelden,

Herinner ik mij mijn beloften

En loop weg, bitter huilend.

De ellendige Judas hield van Jezus

Enkel om het gewin, en ik, zwakkeling, die hetzelfde.

Ik weiger de goddelijke liefde,

Verdwaald in de duisternis van de trots.

Red mij, Heer, opdat ik niet val in het ravijn van het verraad

en het eeuwig verderf.

 

Toen jij van God de gave had gekregen om mensen te genezen

Ben jij trots geworden, Judas.

Jij bent in verzoeking gebracht door wat je gekregen hebt.

Net zo probeer ik, de driemaal vervloekte, schatten van trots

te vergaren.

Ik ben bang om U ook maar éénmaal te verraden.

Red mij, Heer, opdat ik U alleen alle roem en dank zal

doen toekomen.

 

 

1 juni 1989 :

 

Ik weet, Heer, dat u iedere zoon kunt straffen en vergeven.

Maar ik kan mijn tranen niet onderdrukken

Als ik zie dat iemand door U gestraft wordt.

Vergeef, Heer en schenk mij geduld en dankbaarheid.

 

Met mijn verstand weet ik

Dat U de treurenden en vernederden met roem beloont,

Maar mijn ziel kan niet worden getroost door de komende

beloningen.

Ik wordt bevangen door verdriet

Als ik zie hoe mijn dierbaren worden vernederd.

Ontferm u over mij, Heer,

Leer mij te bidden voor mijn vijanden die enkel in aantal

toenemen.

 

Teksten uit het boek ‘een bloedig Pasen)

Uitgekozen door Kris B.

(wordt vervolgd)

 

 

 

 

 

Bezinningsteksten uit het dagboek van Vader Vasily – monnik van het Optina Poestyn klooster –Deel 2

 

 

 

31 mei 1989

 

Ik heb U mijn  trouw beloofd,Heer,

Maar bij de eerste tegenslag moest ik afhaken en heb ik U geloochend.

Nu ik zie dat U dit wilt vergelden,

Herinner ik mij mijn beloften en loop weg, bitter huilend.

 

De ellendige Judas  hield van Jezus

Enkel om het gewin, en ik, zwakkeling, doe hetzelfde.

Ik weiger de goddelijke liefde,

Verdwaald in de duisternis van de trots.

Red mij, Heer, opdat ik niet val in het ravijn van het verraad en het

Eeuwig verderf.

 

Toen jij van God de gave had gekregen om mensen te genezen

Ben jij trots geworden, Judas.

Jij bent in verzoeking gebracht door wat je gekregen hebt.

Net zo probeer ik, de driemaal vervloekte, schatten van trots te vergaren.

Ik ben bang om U ook maar éénmaal te verraden.

Red mij Heer opdat ik U alleen alle roem en dank zal doen toekomen.

 

1 juni 1989

 

Ik weet, Heer, dat u iedere zoon kunt straffen en vergeven.

Maar ik kan mijn tranen niet onderdrukken

Als ik zie dat iemand door U gestraft wordt.

Vergeef, Heer en schenk mij geduld en dankbaarheid.

 

Met mijn verstand weet ik

Dat U de treurenden  en vernederden met roem beloont,

Maar mijn ziel kan niet worden getroost door de komende beloningen.

Ik word bevangen door verdriet

Als ik zie hoe mijn dierbaren worden vernederd.

Ontferm u over mij, Heer,

Leer mij te bidden voor mijn vijanden die enkel in aantal toenemen.

 

22 juli 1989

 

De goddelozen hebben het kleed van Christus verscheurd

En lachend aan ons overhandigd.

Wij trekken dit schandkleed aan,

Wassen het schoon met onze tranen

En maken het wit met ons berouw.

 

Wonderbaarlijke Moeder Gods en onze allerwonderlijkste Verlosser

Jezus Christus :

Onze harten verheugen zich als wij U aanroepen.

Onze ogen beginnen te huilen als zij Uw gezichten zien.

Verlaat de Uwen niet, want onze harten hebben nooit een ander bevelhebber

gehad.

 

12 augustus 1989

 

Komt broeders, de tijd is gekomen.

We richten een monument op voor onze profeten.

We versieren de graven van de heiligen en zingen :

Vaders, als wij in uw tijd hadden geleefd

hadden wij niet gedeeld in uw kruisdood,

Want we zijn bang voor de dood.

Toch hebben wij de moed om uit te roepen :

God van onze vaderen, ere zij U.

 

Door de heldendaden van uw heiligen

heeft U alle roem verdiend.

U bent gelijk geworden aan de Schepper :

Geboren op een onbekende manier,

Hebt u het kruis gediend,

Folteringen en beschimpingen hebt u doorstaan.

U bent waardig gevonden te sterven aan het kruis

Om roemvol op te staan uit de dood,

Waarmee U ons hebt opgedragen een groot feest te vieren

Ter ere van uw waarlijk wonderbare opstanding.

 

                             *********************

Verzoekingen

 

1.     Zonde van het woord : zinloos gepraat, kwaadsprekerij, godslastering enz..

2.     Leugen : afvalligheid, Gods naam nodeloos aanroepen

3.     Laster : veroordeling, kleineren, schelden, anderen bespotten, belasteren

4.     Buikdienaars : vraatzucht en andere vormen van behagen van de buik.

5.     Luiheid

6.     Diefstal

7.     Hebzucht en gierigheid.

8.     Verkwisting.

9.     Onwaarheid spreken

10.     Jaloezie

11.      Trots.

12.       Woede en razernij.

13.        Gebrek aan vergevingsgezindheid

14.         Moord, gewelddadig ingrijpen en andermans leven.

15.         Waarzeggerij.

16.          Ontucht, lichtzinnige gedachten, fantasieën.

      17.        Overspel, echtbreuk.

      18.         Sodomie.

      19.          Ketterij.

      20. onbarmhartigheid.

Staat op, gelovigen, heft uw hoofden omhoog,

Want de heiligen hebben de aarde als een wolk bedekt.

Roemvolle hoogte, onvergankelijke bescherming van het Russische geloof !

Uw daden stralen als een regenboog,

Uw barmhartigheid is groot als een levenschenkende regen,

Uw profetieën zijn als gedonder in de hemel,

Uw wonderen als de bliksemschichten.

U hebt het aardse voor het hemelse verwisseld,

En nu straalt u voor ons met het Thabor-licht,

Om ons de zon van de waarheid te doen kennen :

Christus onze God {…}

 

Moeder Gods : de hemelse krachten, tezamen met de mensheid

verbazen zich ten zeerste over Uw Goddelijk Moederschap.

Verheugt u, vriend en vijand !

Vandaag dient iedereen zich te verheugen

En met zoete stem te zingen :

Niemand kan de liefde van God weerstaan.

Zij overwint ieder mens met haar vreugde

En doet iedereen blij neerknielen.

God is hiermee almachtig en wonderlijk,

Hij schenkt roem aan Zijn heiligen

En aan de onwaardigen Zijn grote genade.{…}

 

28 oktober 1989

 

                    Kondakion, toon 2

 

U hebt gedronken uit de kelk van Christus,

Uw zielen met tranen gewassen,

Uw vlees met lijden gereinigd.

U was in de wereld en de wereld kende u niet,

Maar aan hen die U hebben aanvaard

Gaf U het vermogen om kinderen Gods te worden.

 

Heilige Vaderen, bid tot God, moge uw woorden binnendringen in ons,

Opdat wij uw roem mogen zien, vol genade en waarheid.

Verscheur het oude kleed waarin onze aarde heeft gezondigd, Heer.

Omgord ons met vreugde

En bedek ons met de krans van Uw goedheid.

 

(Uit het boek :  Een bloedig Pasen  door Nina Pavlova)

Vertaling : Piet Eggermont – uitgeverij Iveron Amsterdam – 2005

Teksten uitgekozen  door Kris B. – Vervolgt

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Akathist tot de Moeder Gods in het ITALIAANS

Inno Acatisto alla Madre di Dio

L‘Acatisto (dal greco Akáthistos) è un antico inno in onore della Vergine Maria. L’ autore è anonimo, anche se molti attribuiscono la creazione dell’inno a Romano il Melode (V sec.), in ringraziamento per la protezione della città di Costantinopoli dall’invasione di orde barbariche. La parola Acatisto suggerisce che l’inno debba essere recitato in piedi; l’inno costituisce una forma del genere liturgico del “Kondakion“. A questo proposito scrive P. Olivier Raquez: “Il kondakion è un genere letterario di inni propriamente bizantini sviluppatosi a partire dalla fine del V secolo. Era composto di un proemio e di un numero variabile di strofe (ìkoi) più o meno numerose. Nei secoli successivi è scomparso a favore del genere del canone. Oggi, come complesso organico di più strofe, se ne conserva uno solo, il celebre inno Akathistos.” (O. Raquez, Guida alla Celebrazione dell’Ufficio Divino nelle Chiese di tradizione bizantina, LIPA, Roma, 2002).

L’Acatisto è recitato privatamente dai fedeli, come devozione personale, e pubblicamente nelle chiese: è frequentemente cantato durante la Grande Quaresima, soprattutto al venerdì: il quinto venerdì di Quaresima è appunto detto “dell’inno Acatisto”.

1
Accolto l’ordine dell’arcana missione, senza indugio l’Angelo si presenta alla dimora di Giuseppe e dice alla Vergine: Colui che discendendo fa piegare i cieli si racchiude senza mutamento tutto in te. E, vedendolo prendere nel tuo grembo la figura di servo, stupito e a te esclamo: Gioisci, o Sposa Semprevergine!

2
Il primo fra gli angeli fu inviato dal cielo a recare il saluto alla Madre di Dio e vedendoti assumere con la voce incorporea un corpo, o Signore, al solo saluto, restò attonito e rivolto a lei esclamava così:
Gioisci, per te splenderà la gioia;
Gioisci, per te cesserà la maledizione;
Gioisci, redenzione del caduto Adamo;
Gioisci, riscatto delle lacrime di Eva;
Gioisci, altezza inaccessibile all’intelligenza dell’uomo;
Gioisci, profondità insondabile alla mente degli angeli;
Gioisci, sei divenuta il trono del Re;
Gioisci, perché reggi Colui che tutto regge;
Gioisci, stella che annunci il sole;
Gioisci, grembo della divina incarnazione;
Gioisci, per te si rinnova la creazione;
Gioisci, per te si fa bambino il Creatore.
Gioisci, o Sposa Semprevergine!

3
Sapendosi in purezza, la Santa Vergine risponde a Gabriele senza timore: “La stranezza del tuo parlare risulta incomprensibile alla mia anima. Tu annunci una maternità in un seno verginale esclamando: Alleluia?”

4
Desiderando la Vergine conoscere il mistero, esclamò al santo servitore: “Dal mio grembo votato alla verginità, dimmi come può essere generato un figlio?” E l’Angelo le rispose con riverenza soltanto questo:
Gioisci, partecipante al mistero ineffabile;
Gioisci, credente di ciò che matura nel silenzio;
Gioisci, preludio ai miracoli di Cristo;
Gioisci, compendio dei suoi dogmi;
Gioisci, scala celeste per cui discese Iddio;
Gioisci, ponte che conduce dalla terra al cielo;
Gioisci, degli Angeli inaudito prodigio;
Gioisci, dei demoni terribile sconfitta;
Gioisci, perché generasti ineffabilmente la Luce;
Gioisci, perché a nessuno hai rivelato il mistero;
Gioisci, perché trascendi la conoscenza dei sapienti;
Gioisci, perché illumini la mente dei credenti;
Gioisci, o Sposa Semprevergine!

5
La potenza dell’Altissimo coprì allora con la sua ombra la Vergine affinché concepisse; e il suo seno senza frutto si trasformò in campo fertile per coloro che vogliono cogliervi salvezza, cantando: Alleluia!

6
Accolto Dio nel grembo, la Vergine corse verso Elisabetta e il figlio di costei riconobbe subito il suo saluto e gioì e con balzi, quasi cantici, esclamava alla Madre di Dio:
Gioisci, virgulto di pianta che non si dissecca;
Gioisci, possesso di un frutto che non marcisce;
Gioisci, perché allevi Colui che con amore nutre gli uomini;
Gioisci, perché generi Colui che crea la nostra vita;
Gioisci, terreno che produce abbondanza di misericordia;
Gioisci, mensa che porti ricchezza di propiziazione;
Gioisci, perché fai fiorire il giardino di delizie;
Gioisci, perché prepari un rifugio per le anime;
Gioisci, profumo che rende gradite le suppliche;
Gioisci, propiziatrice di perdono al mondo intero;
Gioisci, compiacenza di Dio verso gli uomini;
Gioisci, fiducia degli uomini verso Dio;
Gioisci, o Sposa Semprevergine!

7
Aveva dentro di sé una tempesta di pensieri contrastanti il prudente Giuseppe. Era sconvolto: ti sapeva vergine ma sospettava un’unione furtiva, o Immacolata. Ma appena apprese il tuo concepimento per opera dello Spirito Santo disse: Alleluia!

A Te, o Madre di Dio, che guidasti la nostra difesa, innalziamo l’inno della vittoria e della riconoscenza, per essere stata salvati da terribili sciagure. Tu, dunque, nella tua potenza invincibile, liberaci da ogni sorta di pericoli, cosicché a Te si esclami: Gioisci, o Sposa Semprevergine.

8
I pastori udirono gli angeli che inneggiavano alla venuta di Cristo incarnato e, accorrendo a lui come verso il Pastore, lo videro quale Agnello senza macchia nutrirsi nel seno di Maria e dissero inneggiando a lei:
Gioisci, Madre dell’Agnello e del Pastore;
Gioisci, ovile del gregge spirituale;
Gioisci, difesa contro i nemici invisibili;
Gioisci, chiave che apre le porte del Paradiso;
Gioisci, perché il cielo si rallegra con la terra;
Gioisci, perché la terra si allieta con i cieli;
Gioisci, voce degli Apostoli che mai tace;
Gioisci, coraggio invincibile dei martiri;
Gioisci, forte baluardo della fede;
Gioisci, fulgido vessillo della grazia;
Gioisci, perché spogliasti il regno dei morti;
Gioisci, perché ci rivestisti di gloria;
Gioisci, o Sposa Semprevergine!

9
I Magi scorsero la stella che guidava verso Dio e seguirono la sua luce usandola come fiaccola, con essa cercavano il potente Sovrano e, raggiunto l’Irraggiungibile, lo salutarono acclamando: Alleluia!

10
I figli dei Caldei videro in mano della Vergine Colui che plasmò con le sue mani l’uomo; lo riconobbero come il Signore, benché avesse preso figura di servo, e si affrettarono ad adorarlo con doni ed esclamare alla Benedetta:
Gioisci, Madre dell’astro che mai tramonta;
Gioisci, splendore del mistico giorno;
Gioisci, perché hai spento la fucina dell’inganno;
Gioisci, perché illumini gli iniziati al mistero della Trinità;
Gioisci, perché hai spodestato il crudele tiranno degli uomini dal suo impero;
Gioisci, perché hai manifestato Cristo Signore amico dell’uomo;
Gioisci, perché ci liberi dal culto pagano;
Gioisci, perché ci salvi dalle opere di corruzione;
Gioisci, perché hai posto fine all’adorazione del fuoco;
Gioisci, perché hai allontanato la fiamma delle passioni;
Gioisci, guida di saggezza per i credenti;
Gioisci, gioia di tutte le generazioni;
Gioisci, o Sposa Semprevergine!

11
Diventati divini messaggeri, i Magi si avviarono verso Babilonia, dove portarono a compimento il tuo responso e a tutti proclamarono Te o Cristo, senza curarsi dello stolto Erode, che non seppe cantare: Alleluia!

12
In Egitto hai fatto splendere la luce della verità dissipando le tenebre della menzogna; gli idoli infatti, o Salvatore, non sostennero la tua possanza e crollarono; e coloro che se ne andarono liberi acclamarono la Madre di Dio:
Gioisci, perché risollevi gli uomini;
Gioisci, perché abbatti i demoni;
Gioisci, perché hai calpestato dell’inganno dell’errore;
Gioisci, perché hai smascherato la falsità degli idoli;
Gioisci, onda del mare che sommergi il pur avveduto Faraone;
Gioisci, roccia che abbeveri chi ha sete della vita;
Gioisci, colonna di fuoco, che guida coloro che sono nelle tenebre;
Gioisci, protezione del mondo più grande della nube;
Gioisci, cibo sostitutivo della manna;
Gioisci, perché distribuisci il santo alimento dell’allegrezza;
Gioisci, perché sei la terra della promessa;
Gioisci, perché da te sgorgano miele e latte;
Gioisci, o Sposa Semprevergine!

13
Tu fosti presentato bambinello a Simeone mentre ormai stava per abbandonare questo presente mondo fallace, ma egli ti riconobbe come Dio perfetto e per questo ammirò l’ineffabile tua sapienza esclamando: Alleluia!

A Te, o Madre di Dio, che guidasti la nostra difesa, innalziamo l’inno della vittoria e della riconoscenza, per essere stata salvati da terribili sciagure. Tu, dunque, nella tua potenza invincibile, liberaci da ogni sorta di pericoli, cosicché a Te si esclami: Gioisci, o Sposa Semprevergine.

14
Una nuova creazione rivelò il Creatore apparso fra noi sue creature; poiché germinato da un grembo incontaminato lo conservò intatto quale era prima, così noi, contemplando il miracolo, inneggiamo alla Vergine, esclamando:
Gioisci, fiore della verginità;
Gioisci, corona della castità,
Gioisci, perché fai risplendere l’immagine della (nostra) resurrezione;
Gioisci, perché ci manifesti la vita angelica;
Gioisci, albero dai magnifici frutti che nutrono i fedeli;
Gioisci, pianta dalle ombrose fronde che offrono riparo a molti;
Gioisci, perché hai portato in seno Colui che è guida degli erranti;
Gioisci, perché hai dato alla luce Colui che è il liberatore dei prigionieri;
Gioisci, perché sei la nostra propiziatrice presso il giusto Giudice;
Gioisci, perché sei la riconciliazione per molti peccatori;
Gioisci, perché dai rifugio a chi è privo di fiducia;
Gioisci, perché possiedi un amore che supera ogni desiderio;
Gioisci, o Sposa Semprevergine!

15
Mirando questa prodigiosa natività, distacchiamoci da questo mondo, elevando la nostra mente al cielo; perché l’Altissimo apparve sulla terra come umile uomo, per attrarre in alto coloro che a lui acclamano: Alleluia!

16
L’incomprensibile Verbo discese in terra nella sua pienezza senza per nulla allontanarsi dai cieli; perché con condiscendenza divina e non mutazione di luogo si abbassò e nacque dalla Vergine che, assorta in Dio, udiva:
Gioisci, dimora del Dio infinito;
Gioisci, porta di un venerando mistero;
Gioisci, verità incomprensibile per chi non crede;
Gioisci, indubbio vanto per chi crede;
Gioisci, cocchio santissimo di Colui che siede sui Cherubini;
Gioisci, dimora bellissima di Colui che è sopra i Serafini;
Gioisci, perché concili cose contrarie;
Gioisci, perché congiungi verginità e maternità;
Gioisci, perché hai distrutto la prevaricazione;
Gioisci, perché hai fatto spalancare il Paradiso;
Gioisci, perché sei la chiave del regno di Cristo;
Gioisci, speranza di beni eterni;
Gioisci, o Sposa Semprevergine!

17
Tutta la schiera degli angeli ammirò stupita la grande opera della tua Incarnazione; perché vedeva Colui, che è inaccessibile come Dio, accessibile a tutti come uomo, vivere con noi e ascoltare da tutti: Alleluia!

18
Vediamo diventare davanti a te, o Madre di Dio, i più eloquenti retori muti come pesci, perché incapaci di spiegare come Tu, rimanendo vergine, abbia potuto partorire. Noi invece ammirando il mistero, con fede esclamiamo:
Gioisci, dimora della sapienza di Dio;
Gioisci, scrigno della sua provvidenza;
Gioisci, perché sveli ignoranti gli uomini di dottrina;
Gioisci, perché scopri insipienti gli uomini di scienza;
Gioisci, perché sono diventati stolti i sottili indagatori;
Gioisci, perché si sono inariditi i creatori di mitologie;
Gioisci, perché dissolvi le astuzie dei sofisti;
Gioisci, perché ricolmi le reti dei pescatori;
Gioisci, perché ci trai fuori dall’abisso dell’ignoranza;
Gioisci, perché arricchisci molti di sapienza;
Gioisci, scialuppa di chi vuol essere salvato;
Gioisci, porto dei naviganti in questa vita;
Gioisci, o Sposa Semprevergine!

19
Volendo salvare il mondo, il Creatore di tutte le cose in esso venne spontaneamente; e benché come Dio fosse Pastore, apparve per noi e fra noi come agnello, come uomo parlava agli uomini, ma come Dio sente dirsi: Alleluia!

A Te, o Madre di Dio, che guidasti la nostra difesa, innalziamo l’inno della vittoria e della riconoscenza, per essere stata salvati da terribili sciagure. Tu, dunque, nella tua potenza invincibile, liberaci da ogni sorta di pericoli, cosicché a Te si esclami: Gioisci, o Sposa Semprevergine.

20
O Vergine Madre di Dio, tu sei il riparo di vergini e di quanti a Te accorrono; perché tale ti ha costituita il Creatore del cielo e della terra, o Inviolata, ponendo dimora nel tuo grembo e insegnando a tutti a salutarti:
Gioisci, colonna della verginità;
Gioisci, porta della salvezza;
Gioisci, prima ispiratrice della spirituale creazione;
Gioisci, dispensatrice della bontà divina;
Gioisci, perché rigeneri chi è concepito nel male;
Gioisci, perché ridoni intelligenza a chi è privo di intelletto;
Gioisci, perché hai schiacciato chi corrompe le menti;
Gioisci, perché hai dato alla luce il seminatore della castità;
Gioisci, talamo di nozze illibate;
Gioisci, perché riconcili con il Signore i fedeli;
Gioisci, santa educatrice di vergini;
Gioisci, perché accompagni alle nozze le anime sante;
Gioisci, o Sposa Semprevergine!

21
È vinto ogni canto che voglia eguagliare l’abbondanza delle tue molte misericordie, o Signore; anche se a te, o santo Re, offrissimo tanti cantici quanti i granelli di sabbia mai faremmo cosa degna di quanto hai donato a chi ti acclama: Alleluia!

22
Noi vediamo la Vergine come fiaccola splendente, apparsa a coloro che sono nelle tenebre; perché avendo acceso il Lume immateriale, ella guida tutti alla cognizione divina, illuminando di splendore le menti e viene onorata da questa esclamazione:
Gioisci, raggio del Sole spirituale;
Gioisci, riverbero dello splendore senza tramonto;
Gioisci, fulgore che illumini le anime;
Gioisci, tuono che atterrisci i nemici;
Gioisci, perché fai sorgere la luce sfolgorante;
Gioisci, perché fai scaturire il fiume dalle inesauribili acque;
Gioisci, simbolo del fonte battesimale;
Gioisci, perché togli le macchie del peccato;
Gioisci, lavacro che purifichi la coscienza;
Gioisci, coppa che mesci esultanza;
Gioisci, fragranza del profumo di Cristo;
Gioisci, vita del mistico convito;
Gioisci, o Sposa Semprevergine!

23
Volendo perdonare le antiche offese, Colui che rimette i debiti a tutti spontaneamente si presentò a coloro che si erano allontanati dalla grazia e, lacerata la condanna del peccato, da tutti sente esclamare: Alleluia!

24
Lodando il tuo parto, noi tutti ti celebriamo come tempio vivente, o Madre di Dio. Nel tuo grembo, infatti, abitò il Signore, Colui che l’universo regge nelle sue mani. Egli ti fece santa e ricca di gloria e ha insegnato a tutti a cantarti:
Gioisci, tempio del Verbo di Dio;
Gioisci, la più santa di tutti i santi;
Gioisci, arca d’oro, cesellata dallo Spirito Santo;
Gioisci, tesoro inesauribile della vita;
Gioisci, diadema prezioso dei pii regnanti;
Gioisci, venerabile gloria dei vescovi devoti;
Gioisci, baluardo inespugnabile della Chiesa;
Gioisci, fortezza invincibile dell’impero;
Gioisci, per te si innalzano i trofei;
Gioisci, per te soccombono i nemici;
Gioisci, salute per il mio corpo;
Gioisci, salvezza per la mia anima;
Gioisci, o Sposa Semprevergine!

A Te, o Madre di Dio, che guidasti la nostra difesa, innalziamo l’inno della vittoria e della riconoscenza, per essere stata salvati da terribili sciagure. Tu, dunque, nella tua potenza invincibile, liberaci da ogni sorta di pericoli, cosicché a Te si esclami: Gioisci, o Sposa Semprevergine!

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